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Le buone letture non devono per forza essere dei macigni che stancano la mente.  Non sempre è necessario  leggere grossi  e complicati libri di Storia per  avere informazioni che vanno al di là dei servizi giornalistici i quali, per loro natura, non soltanto risultano spesso noiosi, ma, anche, troppo spesso incardinati al filo conduttore della facile presa sul pubblico. Ci sono altri modi di approfondire la Storia e sono anche molto piacevoli: leggere romanzi di autori che presentano la vita come la conoscono loro, come l’hanno vissuta nel loro paese, con episodi particolari, svolta in luoghi comuni, fatta di sentimenti normali e di quotidianità. Così è possibile arricchire la conoscenza di altri paesi entrando nel vissuto di una nazione e quasi vivendolo, non soltanto viaggiando e facendo il turista che guarda i monumenti,   che magari suscitano ammirazione e meraviglia, ma a volte hanno significati che  sfuggono  per stanchezza e distrazione.  Comodamente seduti sulla poltrona di casa noi possiamo comprendere perché Israele ha certe fissazioni e certi comportamenti (i libri di Abraham B. Yehoshua e di David Grossman sono eccezionali); possiamo conoscere la vita che si fa a Kabul (leggere i libri di  Khaled Hosseini  è un vero piacere);  Possiamo entrare nelle strade sconosciute di Istanbul  con lo scrittore Orhan Pamuk. Insomma leggere un buon romanzo può veramente farci percepire i pensieri di un popolo diverso da noi e se si ha anche il coraggio di affrontare la realtà di un mondo violento, senza però nessuna incitazione alla violenza, leggiamo quel bellissimo libro che ha scritto una piccola ma grande ragazza, la giovane Malala, premio Nobel per la Pace, che nel suo libro “Io sono Malala” con il semplice racconto della sua vita può cambiare la vostra vita.

Sembra scioccamente ingenuo dire che la lettura possa combattere il terrorismo, ma la conoscenza degli altri, il nostro essere disponibili all’incontro e non allo scontro, la nostra comprensione  per l’Oriente non deve esaurirsi in un’arma di difesa. L’Oriente è stato ammirato per secoli per la sua arte e la sua saggezza, adesso tocca a noi dell’Occidente fare capire che quell’ammirazione non è scaduta con le ondate di immigrazione, tocca a noi ritirarci e vivere con meno  spreco, tocca a noi  riflettere sulla nostra posizione di arroganza nei confronti del pianeta Terra e degli altri popoli. Tocca a noi diventare più acculturati e meno razzisti.

 

 

Carmela Blandini

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