Niente da fare. Le parole del vice presidente del Consiglio Di Maio e della ministra della Difesa Trenta che ci avevano dato una speranza, si sono rivelate illusorie, come tante altre aspettative dei cittadini italiani che difendono l’art. 11 della Carta:”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Trenta e Di Maio, avevano affermato che 500 milioni di euro, sarebbero stati, destinati, alla riforma dei centri per l’impiego. Si trattava una delle principali innovazioni presente nel disegno di legge relativo alle previsioni del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2019 e pluriennale 2019-2021, come si legge al punto 14. Invece, in Commissione di Difesa della Camera, nella seduta del 15 novembre scorso, si esprimeva parere favorevole alla relazione della maggioranza per la Legge Finanziaria 2019. Settanta milioni in più dal 2020 per ruoli e carriere militari. Nel 2018, la spesa italiana per la Difesa, è ulteriormente cresciuta del 4%, rispetto al 2017. Si tratta di 25 miliardi € l’anno, 68 milioni al giorno, 2,8 milioni l’ ora, corrispondenti, secondo l’Osservatorio Milex, all’ 1,4% del Pil ( più di Germania, Spagna,Olanda con 1,2 %). La cifra è prevista per l’ acquisto di nuovi armamenti, di cui una quota, al Nuclear Sharing, quelle spese destinate al mantenimento dell’ arsenale militare USA in Italia. Durante le ultime tre legislature la spesa per gli armamenti è cresciuta dell’ 88%, come riporta Il Fatto quotidiano del 2 febbraio c.a. Daniel Hogsta, coordinatore della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Neclear Weapons) afferma che:“Questi dati dimostrano come la presenza di armi nucleari abbia impatto negativo non solo dal punto di vista politico, ma anche della spesa pubblica. L’opinione pubblica dovrebbe rendersene conto ! ”. Forse molti cittadini/e non sanno che il Mediterraneo è una delle zone geografiche più militarizzate al mondo ospitando basi ed arsenali militari USA che ci mettono in gravissimo pericolo in caso di conflitto. E forse non è risaputo che è stata prevista un’area Shengen per la NATO, poco dopo le modifiche apportate dalla ministra Pinotti al libro bianco della difesa (https://www.peacelink.it/disarmo/a/44050.html) che di fatto calpesta la Carta Costizionale. I lavori di potenziamento di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, sono fondemantali per le prossime guerre e lo stesso comandante della base Erik Brady afferma a mezzo stampa che camp Darby “è un imponente arsenale dunque quasi sempre movimentato in occasione dei diversi conflitti in atto”. Da li sono partite, ad esempio, le munizioni per la Guerra del Golfo, le operazioni nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan”. Il troncone ferroviario e il rifacimento di una banchina attrezzata lungo il canale navigabile che attraversa Camp Darby collegherà la base direttamente al porto di Livorno” e “garantirà una più rapida ed efficiente movimentazione dei carichi di armi che arrivano o partono via mare, direttamente dal porto di Livorno”. Queste operazioni militari espongono la popolazione nel raggio di 50 km a un rischio di emergenza radiologica a nostra insaputa. L’Italia dovrà contribuire alle spese, gli Stati Uniti hanno investito 30 milioni di dollari. La presenza militare USA in Italia risale al 1951. Nel 2013, si contavano 59 basi con una presenza di 13.000 militari, le cui spese di supporto costano agli italiani 520 milioni l’ anno e 192 di contribuzione ai bilanci NATO. Inoltre, in base all’accordo di Nuclear Sharing, ossia, di “condivisione nucleare”, il nostro Paese, fin dagli anni ’50 ospita oltre cinquanta bombe atomiche americane B-61, trenta ad Aviano, venti a Ghedi. Il mar Mediterraneo, un tempo culla della Magna Grecia, si è trasformata in una gigantesca fucina di Vulcano, il mitico dio romano la cui potenza distruttiva fa sorridere se paragonata al potenziale concentrato nelle basi USA dislocate sul nostro territorio nazionale. Alcune sono: Sigonella, vicinissima al famosissimo MUOS (Mobile User Objective System), il gigantesco sistema satellitare che ha profanato la bellissima sughereta di Niscemi; in Sardegna, con le sue splendide coste trasformate in poligoni militari; Camp Darby, che ha sottratto ai cittadini mille ettari di pineta perché diventassero il più grande arsenale del mondo fuori dagli USA con i suoi missili, ordigni e munizioni per l’ esercito. Seguono Aviano, Vicenza, Napoli, Gaeta e così via. Ma chi l’ha detto che la presenza militare USA ci dà sicurezza ? Caso mai, è proprio il contrario. In caso di conflitto, sarebbe proprio il bel Paese ad esplodere e scomparire nel giro di pochi minuti. Un conflitto oggi, significherebbe la fine di tutto e non resterebbe nessuno a testimoniare “The Day After”. Per concludere, secondo un ricercatore dell’Unione Scienziati per il Disarmo, (USPID) la bomba atomica su Nagasaki non è stata la fine della seconda guerra mondiale dato che il Giappone si era già arreso, ma bensì l’inizio della guerra fredda per dimostrare al mondo chi avrebbe comandato da quel momento in poi. Tesi diffusa tra gli storici indipendenti. In Italia abbiamo sicuramente 70 bombe atomiche certificate che stanno per essere sostituite con le più maneggevoli e potenti B61/12, trasportabili con gli F35 e parecchie decine di volte più potenti ed invasive delle precedenti. Per questo riteniamo che il nostro Paese debba firmare e poi ratificare il nuovo trattato dell’ONU di Luglio 2017 per la proibizione del nucleare. Trattato per il quale la Campagna ICAN, che noi sosteniamo,è stata insignita del nobel per la Pace 2017. #Italiaripensaci Azione Civile Area Europa-Mondo-Pace