INSEGNANTI SI NASCE, DOCENTI SI DIVENTA: AUGURI AI VERI INSEGNANTI. Grazie alla professoressa Cutelli: indimenticabile! Non è possibile pretendere che i docenti siano perfetti, ma sta di fatto che dovrebbero essere persone che hanno un alto grado di preparazione e di “umanità”. Si dovrebbe diventare insegnanti soltanto se si ha un particolare “interesse” nell’appropriarsi di una buona Cultura e nel saperla tramandare, soltanto se si ha una naturale predisposizione empatica verso gli esseri umani. Chi non ha particolare propensione verso lo studio, chi manifesta chiaramente la sua antipatia agli studenti e arriva a maltrattarli o umiliarli, chi ha un carattere scorbutico e intransigente, chi non riesce a lasciare fuori dalla Scuola i problemi della sua vita privata, per dedicarsi al suo lavoro importantissimo per il futuro di tutto il Paese, insomma, chi sceglie “per caso” di fare l’insegnante: NON è UN INSEGNANTE. Tanti anni fa ero una studentessa in una prima classe del Liceo Classico e la mia insegnante di Greco si ammalò, non era una cosa grave ma dovette mancare da scuola circa due mesi. In un primo momento fui sollevata perché le sue lezioni di Letteratura greca erano basate sulla dettatura, che lei ci faceva, della “questione omerica” scritta, in italiano, su un suo quaderno di appunti, ed erano noiose. Noi scrivevamo quello che dettava, lei spiegava ripetendo confusamente quello che aveva dettato, e io mi accorgevo che le ore passavano assurdamente inutili. Per la sua assenza ci mandarono un supplente giovane e io sperai che le cose cambiassero, invece anche lui aveva un quaderno dal quale ci dettò pagine e pagine di “questione omerica”. Ero molto delusa anche perché nessuno ci insegnava la grammatica greca e come tradurre un testo. Chiesi aiuto a mio padre, ma lui, anche se era bravissimo in Lingua latina, aveva frequentato l’Istituto Magistrale dove non si studiava la Lingua greca. Per fortuna, però, decise di mandarmi da una sua collega che insegnava Lingua greca in un altro Istituto. Le bastò un mese, un solo mese di lezioni private, per farmi capire gli ingranaggi della grammatica greca e cominciai a tradurre brani immortali della letteratura greca classica. Leggere in lingua greca la tragedia “MEDEA” di Euripide mi diede, poi, la spinta a tradurla e a sentirmi, finalmente, una vera studentessa di Liceo. Il metodo della mia insegnante privata ( andai da lei tutti i pomeriggi, tranne il sabato e la domenica, esattamente per due soli mesi ma non la dimenticherò mai) era basato sulla lettura diretta: Lei leggeva ad alta voce pagine della tragedia, io leggevo, a mia volta, a voce alta in greco, poi leggevo e ripetevo a voce alta le regole di grammatica che lei mi sottolineava, infine leggevo la traduzione delle parole sul dizionario. Arrivai perfino a saper recitare alcuni monologhi della tragedia di Medea a memoria in lingua greca (un’esperienza straordinaria), e capivo esattamente cosa stavo dicendo. Non ebbi bisogno di altre lezioni per tutti i cinque anni di Liceo, perché avevo acquisito un “ metodo” necessario per studiare quella lingua antica e abbastanza difficile della quale, dopo tanti anni, subisco ancora il fascino immortale. Grazie alla professoressa Cutelli: indimenticabile! Carmela Blandini
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