A partire dal 3 fino al 12 dicembre, si svolgerà in Polonia, nella città di Katowice, la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento Climatico, COP 24. La segretaria generale, Patricia Espinosa, ha dichiarato che: ”Il 2019 sarà un anno importante” . Ma quali sono le prospettive di riuscita dell’ incontro ? Primo passo sulla questione “clima”, era stato il Protocollo di Kyoto,11 dic 1997, il trattato internazionale in materia di surriscaldamento globale al quale aderirono 191 Paesi. Il protocollo era nato in seguito alla creazione, nel 1988, dell’ Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC), che studia i cambiamenti climatici e le possibili soluzioni.Si dovette, poi, attendere otto anni, fino al 2005, con la ratifica della Russia perchè fosse attuato, in quanto prevedeva che la somma delle emissioni di almeno 55 Paesi aderenti dovesse superare il 55% di emissioni di quelle totali e la ratifica di almeno 55 Paesi perché diventasse vincolante. L’Italia lo ratifico’ l’ 1 giugno 2002. Gli USA, non ratificarono mai. Il Canada, ne uscì subito, Cina, India Brasile esenti da obblighi. L’accordo è stato recentemente respinto dal governo conservatore australiano di Canberra che torna al carbone. Lo scorso novembre, le Nazioni Unite dichiaravano che Australia, Arabia Saudita, Argentina, Canada, Corea del Sud, Regno Unito, USA, Sudafrica ed i Paesi della UE, non stanno compiendo passi significativi per raggiungere quegli obiettivi da raggiungere entro il 2030 (Parigi, 2015). Gli scienziati ONU rilanciano l’ allarme:” Misure epocali o sarà il disastro”. Lo scenario prospettato è apocalittico: carestie, inondazioni, incendi, povertà, siccità, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, pericolo estinzione di speci animali ed insetti come le api, morte del baobab, estremizzazione dei fenomeni atmosferici con un costo previsto di 54 miliardi di dollari. “E’ una corsa contro il tempo”, occorre un cambio epocale a 360º. “ Il riscaldamento da emissioni umane, dal periodo pre-industriale ad oggi, persisterà per secoli e millenni” e gli accordi di Parigi sono diventati insufficienti. La Commissione IPCC, dell’ ONU, riunitasi in Corea del Sud, dall’ 1 al 5 ottobre scorso, ha individuato due strade possibili per limitare il disastro planetario: 1) taglio delle emissioni climalteranti (passaggio a energie rinnovabili e veicoli elettrici, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, riduzione del consumo di carne); 2) rimozione della CO2 (riforestazione, cattura e stoccaggio carbonio). Frattanto, cresce nel mondo la preoccupazione e la protesta contro i negazionisti climatici quali Trump-USA, Bolsonaro-Brasile e Canberra-Australia. Lo scorso 30 novembre, la “School Strike 4 Climate Action” ha riunito una folla oceanica di oltre 8.000 studenti, dai 5 ai 18 anni, che è scesa in strada in diverse zone dell’Australia dichiarando alla BBC, per bocca di un giovane diciassettenne :” Saremo noi a subire le conseguenze delle decisioni che (i politici) prendono oggi” e chiedono un cambiamento di rotta in politica ambientare ed interventi immediati. Qual è la posizione dell’ Italia rispetto al tema ? Le recenti scelte del governo, in politica ambientale, vedi accordo ILVA e TAP in Puglia, hanno significato un passo indietro rispetto alle promesse in campagna elettorale del M5S e anni di buoni propositi quanto a coniugare ambiente-salute-lavoro. Al Ministro italiano dell’ Ambiente Costa che parteciperà alla COP 24, diamo fiducia, viste le sue recenti affermazioni:” L’ accordo di Parigi non è sufficiente…Dobbiamo accelerare la decarbonizzazione con interventi in tutti i settori. L’Italia c’è”. Azione Civile augura al Ministro di partecipare con successo alla conferenza e gli chiede di farsi LUI, agente di un cambiamento REALE attraverso la proposta di interventi normativi ed un NUOVO ACCORDO vincolante che superi quello di Parigi e faccia uscire dall’ immobilismo i Paesi sottoscrittori. Non bastano più semplici dichiarazioni d’ intenti, occorrono azioni concrete ! Movimento Azione Civile
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