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Quando è il popolo che sceglie bisogna innanzi tutto rispettare la sua scelta. Soltanto dopo chiedersi se, secondo i nostri codici, i nostri parametri, le nostre convinzioni, quella scelta sia giusta o sbagliata. Soltanto dopo possiamo cercare e analizzare i motivi di quella scelta. 
 
Del resto, viviamo in un Paese dove due degli ultimi tre presidenti del Consiglio, non sono stati eletti neanche in Parlamento. Uno, Mario Monti, fu nominato senatore a vita poche ore prima della sua nomina, l’altro ha vinto le primarie del suo partito e, in precedenza, un paio di elezioni amministrative. E ora una riforma della Costituzione vorrebbe abolire le elezioni per una delle due camere. Siamo davvero gli ultimi a poter giudicare.
 
Il successo di Donald Trump, allora, deve essere rispettato e, quello sì, magari interpretato e studiato. 
 
Sgombriamo subito il campo: Trump non ci piace, è figlio della peggiore cultura americana, ed è, contemporaneamente, figlio dei nostri tempi. Tempi in cui la politica non è più autonoma, tempi in cui a gestire e influenzare la cosa pubblica sono grande finanza e multinazionali, tempi in cui chi riesce a intercettare la protesta contro questi oligopoli, vince. 
 
E Donald Trump ci è riuscito benissimo. Interpretando in parte la protesta delle classi medie, prevalentemente bianche, che vedono diminuire il loro potere di acquisto e si sentono scivolare sempre più rapidamente nella povertà, in parte incarnando la soluzione alle paure, in parte riuscendo, molto meglio di Hilary Clinton, a suscitare l’orgoglio nazionalista.
 
Diciamoci la verità. La grande finanza, in tutto il mondo occidentale, ha badato soprattutto a gestire il proprio potere, e uno degli strumenti utilizzati per non essere infastidita è stato diminuire la capacità di analisi del cittadino-popolo-elettore. Lo ha convinto che studiare e vivere analiticamente i processi sociali, quelli che negli anni 60 e 70, in Italia hanno fatto la fortuna delle classi meno abbienti, fosse un orpello inutile. Ha mandato al potere i propri figli, in Italia Monti e Renzi ne sono esempi clamorosamente calzanti, e pian piano ha convinto (quasi) tutti a rinchiudersi nel proprio individualismo, e mentre veniva tagliato il welfare e venivano rifocillate le banche, ha reso tutti più egoisti perché, contemporaneamente, il grande capitalismo finanziario ha creato dal nulla la guerra tra poveri. Mentre saccheggiava le tasche ha convinto molti che il nostro nemico è altrove, è il poveraccio che sbarca a Lampedusa o il messicano che prova a superare il confine.
 
La controrivoluzione dei poteri forti ha funzionato alla grande per qualche anno, il suocapolavoro è stato far eleggere alla Casa Bianca il primo presidente di colore della storia, con idee molto liberal (attenzione, soltanto liberal), ma poi qualcosa ha cominciato a scricchiolare.
 
Perché il cittadino-popolo-elettore ha cominciato a guardarsi nelle tasche e qualcosa non andava, nel frattempo si è trovato privo di tutti gli strumenti culturali per poter organizzare una reazione razionale e ragionata. Così è nato e cresciuto il populismo, quello di Grillo in Italia, quello di tante forze di estrema destra che in qualche Paese sono già andate al governo, quello di Donald Trump negli Stati Uniti. Populismi diversi, accomunati da un solo denominatore comune, il pensiero istintivo.
 
Le scarse sacche di resistenza, in Italia come negli Stati Uniti, si sono rifugiate da tempo nell’astensionismo non trovando convincenti, e in fondo è un appiattimento culturale anche questo, le forme di rappresentanza che venivano di volta in volta offerte.
 
Ma Trump ha prevalso anche perché la sua avversaria, Hilary Clinton, è stata percepita, e lo è, come la perfetta rappresentante di quei poteri forti che stanno impoverendo l’America e il mondo. Il ceto medio impoverito americano la ha percepita come un peggioramento della gestione Obama e l’ha punita premiando, di pancia, perché non ha più gli strumenti per giudicare razionalmente, chi interpretava una speranza di cambiamento. 
Del resto, almeno su questo, l’Italia è arrivata prima. E, tutto sommato, è stata anche da esempio. Do you remember mister Berlusconi?
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