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1) Le prossime elezioni politiche si svolgeranno in un contesto che non ha precedenti rispetto agli ultimi 70 anni. La deriva del Paese è tale da poter affermare che l’Italia è ormai allo sfascio. Ecco perché occorre una “Mossa del Cavallo”. 2) Occorre riunire le forze “sane”, intellettualmente, moralmente, politicamente. Quelle che il 4 dicembre 2016 hanno confermato che la Costituzione in vigore deve essere salvaguardata e attuata. Quelle che riconoscono nella Costituzione — sebbene già violata ripetutamente — la propria tavola dei valori e nella sua attuazione un programma di governo, per un “Governo della Costituzione". 3) Questo appello è rivolto a tutte le correnti ideali, politiche, religiose di qualsiasi estrazione, di sinistra, di centro, di destra, appunto nello stesso spirito in cui nacque la Costituzione italiana. L’unica esclusione, indispensabile, è quella delle forze eversive che stanno emergendo nuovamente, guidate, evocate, incoraggiate dalle classi dominanti. È dall’alto, non dal basso, che viene il pericolo autoritario. Lo annunciarono proprio le classi dominanti con il documento fondatore della Trilaterale quando, all’inizio degli anni ’70, si posero il compito di “ridurre il tasso di democrazia e di partecipazione” e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo. 4) La Costituzione Italiana intese instaurare un nuovo patto sociale, politico ed economico, ispirato agli alti ideali della partecipazione, della Pace, della difesa dei beni collettivi, della funzione sociale della proprietà e del primato della Repubblica sulla gestione del credito nonché sui settori strategici per l’interesse nazionale. Questa alta visione dello Stato sociale, dell’uomo e della civiltà fu presto sopraffatta e neutralizzata dalle avanguardie del pensiero unico globale, che già all’indomani del drammatico conflitto mondiale iniziarono una lenta opera di aggressione dei popoli e delle loro prerogative costituzionali. Lo fecero con la manipolazione dei mercati, con le privatizzazioni selvagge, con l’impiego del debito come strumento di governo, con la menzogna dell’austerità, ma lo fecero anche estendendo il loro principio liberista integralista alle fonti energetiche, alla manipolazione genetica ed al controllo dell’informazione. 5) Queste forze si celano anche dietro un parlamento di nominati che ci impone leggi truffa, con la stessa logica di un colpo di stato senza carri armati. Pertanto bisogna sconfiggerle anche attraverso il voto, andando contro la corrente che cercheranno di imporci. C’è un immenso spazio vuoto da riempire. Vuoto di idee e di fiducia nelle forze politiche ma pieno di corruzione e di incompetenza. Un vuoto che va riempito con un voto cosciente. Occorre rialzare la testa. Occorre cacciare la casta, cessare la sua impunità. Occorre un programma di radicali cambiamenti, quello di una rivoluzione che sta tutta dentro la legge fondamentale dello Stato: la Costituzione. 6) Uscendo dai ghetti del pensiero conformista, fatto di contrapposizioni sterili tra tifoserie che finiscono inevitabilmente per rafforzare l’ideologia oligarchica che avanza baldanzosa sulle ali della globalizzazione, noi abbiamo maturato una coscienza nuova, abbiamo compreso la trappola nella quale siamo caduti ed abbiamo messo a fuoco l’obiettivo verso il quale tutti i nostri sforzi devono tendere. Per questo facciamo appello alle coscienze degli italiani che hanno saputo vegliare durante la notte e che oggi avvertono come irrinunciabile la necessità di offrire sé stessi per ridare vita ai nostri principi costituzionali. Dunque la “Mossa del Cavallo” non può che essere trasversale. Se non è trasversale — cioè interessare tutti coloro che vogliono cambiare il paese, a prescindere dalle "appartenenze” pregresse — non ha senso tentare di realizzarla. 7) Senza precedenti è anche il fatto che le tre “forze” in lotta per la conquista del Parlamento sono in caduta più o meno verticale. L’unica forza in crescita è il disprezzo popolare verso la politica, verso i partiti esistenti, verso la loro corruzione, verso la loro subordinazione ad interessi esterni. Il Partito Democratico è diviso e privo di idee. Corrotto e incapace di un progetto decente. La destra cerca carte false per unirsi, ben sapendo che il propulsore berlusconiano è esaurito da tempo, che tra Berlusconi e la sua galassia e Salvini non ci può essere tregua, e che le altre destre sparse, a cominciare dalla Meloni, non hanno idee in comune. Il Movimento 5 Stelle è in evidente difficoltà. La parola d’ordine del “governo 5 Stelle” è un boomerang che rischia di ritorcersi contro di esso. Né i vari “infortuni” dovuti a inesperienze ed incompetenza resteranno senza conseguenze. A “sinistra” del PD i tentativi di raccogliere le forze potranno, al massimo, soddisfare qualche personaggio in cerca di risalita, ma si tratterà di rimasugli. A destra del PD si verificherà lo stesso fenomeno. 8) Se il quadro non cambia, da qui al prossimo Marzo-Aprile, avremo un nuovo Parlamento di nominati, che svenderà ciò che ancora non è stato svenduto dell’Italia. La nuova legge elettorale in queste condizioni è il risultato di un immondo negoziato interno al ceto politico che ha prodotto l’ennesimo pastrocchio incostituzionale. A meno di un intervento della Corte Costituzionale, che resta tuttavia improbabile visto l’esiguo tempo a disposizione, l’effetto sarà un nuovo assalto alla Costituzione, poiché i servi dei padroni universali avranno mano libera per riprendere il lavoro che è stato bloccato dal referendum del 4 dicembre 2016. 9) Lo spazio che si offre è dunque immenso, e vuoto. L’apparire di una forza inedita rappresenta l’occasione, irripetibile, per gettare lo scompiglio nel campo avversario. Nessuno lo prevede. Tutti danno per scontato che questo quadro è immutabile. Non ne parlano i politici, non ne discutono i commentatori dei media main-stream. Basterebbe un inizio delle ostilità per sconvolgere il quadro politico del paese. Siamo di fronte a una prateria in cui si muovono bisonti allo stato brado, ciascuno in cerca di spazio ma senza un’idea per uscire dalla crisi. Compito nostro sarà anche quello di fornire una piattaforma di proposte tale da attrarre, al momento decisivo, molte altre forze sparse. 10) Questa forza inedita, che non sarà un partito (perché non potrà esserlo per ragioni fin troppo comprensibili) si fonda su tre pilastri. Primo pilastro: un appello al popolo, esplicito, sottolineato. Infatti, richiamando più marcatamente i valori della Costituzione la lista si chiama “Lista del popolo per la Costituzione”. Lo scopo è evidente: rovesciare nel suo contrario la discussione attorno al cosiddetto “populismo”. Come disse un saggio: “il populismo altro non è che la democrazia degli altri”. Il “populismo” denigrato e sbeffeggiato dai poteri è nient’altro che la risposta del popolo (dei popoli europei e dell’Occidente) alla violenza e all’espropriazione dei globalizzatori. Una risposta che, al momento, è spontanea, priva di una guida, priva di una spiegazione della crisi. Ma le grandi masse (incluse quelle italiane), pur non avendo gli strumenti per capirla, la percepiscono sempre più acutamente. E si stanno ribellando. Cercano partiti e movimenti che interpretino gli interessi del “basso” contro quelli dell’”alto”. La società disgregata attuale impedisce di individuare con chiarezza quali siano questi interessi del “basso”. Ma questi interessi esistono e cominciano ad esprimersi. È ad essi che bisogna rivolgersi senza esitazione, formulando le prime proposte possibili e ragionevoli. 11) Secondo pilastro. Una lista di uomini e donne “illustri”. Nel senso che occorre individuare un “governo” potenziale di persone con queste caratteristiche. Devono essere al di sopra di ogni sospetto, onesti, competenti. Devono riscuotere la fiducia della gente per il loro presente e il loro passato. Ovviamente devono anche essere coraggiose/coraggiosi, perché il compito che assumono sulle proprie spalle sarà pericoloso e difficile. 12) Terzo pilastro. Un appello al popolo, sincero, franco, onesto. Vogliamo cambiare il paese, radicalmente. Tutti devono sapere che non sarà facile né indolore. Non sarà un sentiero tra fiori. Bisogna indicare un percorso sul quale tutti i designati s’impegnano solennemente. È possibile, anzi sarà logico, che su temi non di programma ciascuno/a di loro abbia posizioni che non coincidano con quelle di altri. Non ci sarà tempo per definire una piattaforma ideologica, teorica, comune. Ma il percorso concordato dovrà essere perseguito compattamente da tutti. Appunto: non un partito, ma una lista. Non un monolite ma una convergenza tra diversi che giurano di stare assieme per un programma che non sarà minimo, perché sarà (e non potrà non essere) rivoluzionario. E che si fonderà, in primo luogo, sulla parola d'ordine di “Attuare la Costituzione”. Un programma rivoluzionario nella legge. 13) Il progetto “Mossa del Cavallo” si rivolge al popolo. A partire da quel 60% di cittadini — sicuramente di parti e provenienze diverse tra di loro — che hanno votato NO al referendum del 4 dicembre 2016 e dai tanti che negli anni hanno scelto di non votare. Come tale punta a conquistare il governo del paese attraverso le alleanze possibili fra forze politiche che hanno analoghi obiettivi strategici.
1) “Lista del Popolo” perché il popolo italiano, a grande maggioranza, con il 60% dei voti, ha chiesto il 4 dicembre 2016, che la Costituzione sia mantenuta e salvaguardata da ulteriori attacchi, dopo quelli cui è stata sottoposta in questi anni. Il panorama dei partiti esistenti si è rivelato totalmente inetto a questo scopo. Essi non sono un baluardo a sua difesa, ma una minaccia alla sua esistenza. Occorre una grande riforma intellettuale e morale del paese. Invece andremo a votare, ancora una volta, con una legge anticostituzionale, varata con uno scandaloso colpo di mano da un parlamento di nominati. 2) Ci impegniamo ad “attuare la Costituzione” perché essa è rimasta inattuata in molti punti fondamentali; è stata violata in numerosi passaggi essenziali; è stata stravolta in altri punti cruciali. 3) Una “Lista del Popolo” perché le grida ossessive contro il cosiddetto populismo, che vengono dalla Casta e dai suoi megafoni, cercano di nascondere l’evidenza di una rivolta del popolo, che è sacrosanta e cresce. È stata lesa la sovranità del popolo ed essa dev’essere ripristinata. 4) Una “Lista del Popolo”, perché la Costituzione, che vogliamo attuare, fu il frutto dell’unità del popolo italiano, in tutte le sue componenti essenziali, politiche e morali, e non il risultato di camarille criminali in lotta tra di loro alle spalle del popolo. 5) Noi non siamo un partito: siamo un’alleanza della società civile, di donne e uomini con diverse storie e provenienze, ma fuori dalla corruzione dei partiti, competenti, onesti. E coraggiosi, perché sappiamo che risanare il paese richiederà coraggio. E per questo chiediamo coraggio anche a coloro che ci voteranno. 6) Chi firma per questa lista, e vi partecipa, s’impegna solennemente di fronte al popolo italiano ad attuarne il programma nel corso di tutta la legislatura. Ciascuno/a mantenendo le proprie idee là dove esse rimangano al di fuori dell’intesa comune. 7) Noi ci batteremo in tutte le sedi per ripristinare la sovranità nazionale. Con due immediate conseguenze: a) L’immediata rinegoziazione e, se impraticabile, il recesso unilaterale da tutti gli accordi europei, inclusi Maastricht e Lisbona, che furono firmati da governanti traditori, in violazione della Costituzione, segnatamente del suo articolo 11 della Costituzione. E sospensione immediata del Fiscal Compact e abrogazione di tutte le norme e leggi che contraddicono la funzione sociale della proprietà privata e l’interesse generale (art. 42 della Costituzione). b) La cancellazione dello stato attuale di paese occupato e la trasformazione dell’Italia in un paese neutrale, al di fuori di ogni blocco militare e al servizio della pace all’interno delle norme della Carta delle nazioni Unite. L’Italia non ha nemici e intende restare fuori della guerra. In caso di minaccia si organizzerà per rispondervi, ma si doterà di un esercito capace di fronteggiare le minacce, già esistenti, dei disastri ambientali prodotto da un insensato e mortifero sviluppo industriale e militare. L’Italia reintroduce la ferma militare obbligatoria per uomini e donne, riorganizzando l’esercito in funzione educativa per le giovani generazioni e per i nuovi compiti italiani ed europei. 8) Noi non siamo anti-europeisti. Al contrario intendiamo fare in modo che l’Italia contribuisca al processo di creazione di un’entità europea comune che svolga un cruciale ruolo nel mondo multipolare in difesa della pace. Ma vogliamo un’Europa democratica. La rinuncia a parti della sovranità nazionale dovrà essere condizionata alla assoluta parità di tutti i contraenti e in nessun caso a spese delle garanzie democratiche esistenti. 9) Noi riteniamo che il modello economico imposti dalla grande finanza internazionale attraverso la Trojka (Commissione Europea, BCE e FMI) sia palesemente incompatibile con l’intero titolo III della Costituzione. In particolare, incompatibile con gli articoli 35-36 (lavoro e diritti cancellati dalla finanziarizzazione dell’economia); 38 (che viene annullato, di fatto, dal Fiscal Compact); 41 (perché ne viene impedita l’attuazione dalla perdita del governo dell’economia da parte degli esecutivi nazionali); 42 (perché le norme della Trojka impediscono la tutela della proprietà pubblica). 10) Quanto fino a qui enunciato dice che occorre una nuova Costituzione Europea, per riscrivere la quale è indispensabile la partecipazione dei popoli che intendono farne parte. Il futuro Governo italiano dovrà farsi promotore della decisione di eleggere una Assemblea Costituente Europea, i cui risultati dovranno essere proposti all’approvazione esclusivamente mediante referendum popolari. 11) Noi ci impegniamo solennemente alla piena attuazione, nella lettera e nello spirito, dei seguenti articoli della Costituzione: art. 41. Iniziativa economica privata art. 46. Funzione sociale della cooperazione art. 47. Tutela dei risparmio art. 53. Sistema tributario. Tutti questi articoli avrebbero dovuto regolare il ruolo dello Stato nella conduzione dell’economia nazionale. Ma così non è stato, come dimostra il disastro economico attuale. Per questo noi diciamo sì: ---- a una Banca d’Italia che sia pubblica al 100%; ---- alla ri-nazionalizzazione delle grandi banche italiane, proditoriamente privatizzate ai danni dell’interesse nazionale, cioè del popolo; ---- alla nazionalizzazione delle imprese salvate con il denaro pubblico; ---- alla nazionalizzazione del settore energetico e dei settori strategici per la sicurezza del paese e dei servizi pubblici essenziali; ----- a farla finita con le privatizzazioni, con le liberalizzazioni, con la svendita del patrimonio pubblico; ---- alla proprietà collettiva dei beni demaniali. 12) Nell’immediato si dovrà affrontare la questione del debito pubblico. Questione criminale nella sua sostanza che costituisce un vero e proprio ricatto nei confronti del popolo italiano. Il che comporta: ------ la ridenominazione del debito pubblico per un importo pari a € 1.150 miliardi (che è quanto attualmente detenuto dalla istituzioni finanziarie dell’eurosistema); ------ l’emissione di Certificati di Credito (CCF) da iscrivere a credito del bilancio del Tesoro; ------ avvio di un programma triennale di emergenza di investimenti pubblici pari a € 200 miliardi; ------ costituzione di un circuito nazionale di compensazioni dei crediti tra le imprese; ------ abolizione del vincolo del pareggio in bilancio introdotto in Costituzione in palese violazione della stessa Costituzione vigente (modifica dell’art. 81 del 20 Aprile 2012); ------- cancellazione delle misure devastanti per il mondo del lavoro e per lo stato sociale quali l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’art. 8 della Legge Sacconi, la Legge Fornero nella sua interezza. 13) Avviare, finalmente, una radicale riforma della Giustizia, ripristinando, tra l’altro, la certezza del diritto per gli oltre 11 milioni di cittadini che soffrono di inammissibili ritardi nella conclusione dei processi. Occorre la piena estensione della confisca dei beni non solo alle mafie, ma anche ai politici corrotti e, più in generale il rafforzamento degli strumenti per contrastare il dilagare di mafie e corruzione. Occorre riformare l’intero sistema carcerario, rendendolo nel contempo più umano ed efficace. 14) Il degrado della cultura comincia con il degrado della scuola in tutti i suoi livelli. Occorre rimettere al centro le reali esigenze di formazione dei bambini e dei giovani, e sostenere e rafforzare il ruolo docente, attraverso un adeguato piano di investimenti economici e professionali. La scuola non è un’impresa. 15) Occorre ristabilire il diritto dei cittadini allo stato sociale in tutte le sue forme. Basta con la salute dei cittadini trattata come merce in vendita. Basta trattare gli anziani come fossero un peso, quando essi sono la rappresentazione vivente della nostra ricchezza e della nostra storia. Si rispetti il risultato referendario che ha vietato la privatizzazione dell’acqua. Beni pubblici, ambiente, patrimonio storico e artistico sono risorse immense di bellezza e di ricchezza, sono di tutto il popolo, devono essere preservate e utilizzate nell’interesse comune. 16) Una profonda riforma dovrà investire l’intero sistema dell’informazione e della comunicazione. Non può esservi democrazia se i cittadini non sono informati adeguatamente e correttamente. Un popolo diseducato e disinformato, costretto a vivere in un contesto dominato dalla competizione, che non conosce il significato della solidarietà, non può essere felice. Per questo noi lavoreremo perché il bene pubblico dell’informazione sia considerato come un diritto. Le frequenze televisive sono un bene pubblico e non possono essere subordinate a interessi privati. Si dovrà giungere all’istituzione di un Consiglio Nazionale Audiovisivo, eletto direttamente dal popolo, in sostituzione dell’attuale, lottizzata Agcom e dell’altrettanto lottizzata Commissione Parlamentare di Vigilanza. Le prossime elezioni politiche si svolgeranno in un contesto e in forme che non hanno precedenti rispetto agli ultimi 70 anni. Per salvare il paese occorre riunire tutte le forze “sane” (intellettualmente, moralmente, politicamente). Che riconoscano nella Costituzione la propria tavola dei valori e nella sua attuazione un programma di governo, per un “Governo della Costituzione”. Questo appello è rivolto in tutte le direzioni, proprio nello spirito con cui nacque la Costituzione italiana. Essa appartenne a tutte le correnti ideali, politiche, religiose emerse dalla guerra voluta dal fascismo. Questo è uno dei suoi valori fondanti. Una gran parte delle componenti di allora non esistono più. Ma il metodo e l’idea resistono, dopo 70 anni. E non ci potrà essere salvezza per l’Italia, per tutti gli italiani, senza questo criterio. L’unica esclusione indispensabile è quella delle forze eversive che stanno emergendo nuovamente, guidate ed evocate dalle classi dominanti. È dall’alto, non dal basso, che viene il pericolo autoritario. Lo annunciarono con il primo documento della Trilateral, all’inizio degli anni ’70, quando si posero il compito di “ridurre il tasso di democrazia e di partecipazione”, e da allora non hanno cessato un attimo di realizzarlo. Sono queste le forze che si devono sconfiggere. Il parlamento di nominati che vogliono imporci con una legge truffa, simile a un colpo di stato senza carri armati, sarà al servizio di quelle forze, se non glielo impediremo con una nuova volontà popolare. C’è ora un immenso spazio vuoto da riempire. Lo si può fare con un programma di radicali cambiamenti, quello di una rivoluzione che sta tutta dentro la legge fondamentale del nostro stato: la Costituzione.

 

Di Dario Fo tra ieri e oggi si è scritto di tutto.
 
Un artista straordinario, poliedrico, scrittore, attore, regista, pittore.