di Antonio Ingroia                                                                                         

Ci vogliono passione, impegno e un po’ di sana follia per aprire un nuovo giornale, nel nostro caso online, in un panorama già affollato di quotidiani e testate digitali di ogni genere, tra colossi dell’editoria, siti comunque affermati e, perché no, piccole realtà fatte in casa con pochi mezzi ma grande entusiasmo.

Non conta però solo quanti lettori si hanno quando si inizia. Conta anche e soprattutto la qualità dell’informazione che si fa e delle notizie che si danno.

Perché non tutte le notizie arrivano alla pubblica opinione, molte arrivano rivedute e corrette, altre ancora letteralmente stravolte, ad uso e consumo di chi generalmente detiene ed esercita il potere.

La storia, anche quella più recente, lo insegna: le notizie scomode si omettono, si nascondono, si camuffano in modo che non diano fastidio.

Così è stato nella Prima Repubblica, così ha continuato ad essere nella Seconda Repubblica, così è anche ai giorni nostri.

Ma una democrazia può essere tale solo se ha una pubblica opinione vigile e informata, in grado dunque di valutare correttamente i fatti e di giudicare con consapevolezza chi la rappresenta.

Da qui l’idea di questo giornale.

Noi sappiamo che in questa nostra democrazia asfittica ed apparente gli spazi di libertà di informazione e di espressione sono sempre più limitati, sempre più compressi.

Sappiamo che fino a quando la linea sarà dettata dalle veline ufficiali, confezionate solo per alimentare la propaganda governativa, per occultare le vergogne della politica, per assicurare il più possibile l’impunità al potere, negando ai cittadini il diritto ad essere correttamente informati, non potremo mai definirci una vera democrazia.

E’ il momento allora di provare a dare un contributo per allargare questi spazi così angusti, per ampliare il campo della discussione, per opporsi al pensiero unico, per dare voce a chi non ne ha.

Siamo alla vigilia di un referendum, quello sulla riforma costituzionale, cruciale per la storia del nostro Paese. Dovremo decidere se dire sì o no alla controriforma/deforma di Napolitano e Renzi, un pastrocchio potenzialmente devastante che rappresenta un attacco non solo alla Costituzione, ma alla democrazia, un attacco che viene da lontano, dai tempi in cui Renzi portava ancora i calzoni corti e le fila del Paese le muoveva il grande burattinaio Licio Gelli. Siamo all’ultimo assalto, dopo quarant’anni di assedio, contro la Carta nata dalla Resistenza, dal sacrificio di quanti caddero per liberare l’Italia dal giogo nazi-fascista. Partigiani, come partigiano mi sento io da sempre, un partigiano della Costituzione.

Si vuole realizzare oggi quello che nemmeno Berlusconi, Craxi e Cossiga sono riusciti a fare, e cioè attuare il Piano di rinascita democratica della P2.

L'obiettivo è la soluzione finale: la definitiva decostituzionalizzazione. A scapito della partecipazione dei cittadini, che servono come sudditi, impotenti e perciò apatici, da governare.

Per consegnare, in nome della parola d'ordine “governabilità”, il bastone del comando ad un solo uomo al potere, più facilmente manovrabile, ed in dispregio del principio di separazione dei poteri su cui si fonda lo Stato di diritto. Il conflitto è sempre lo stesso, il conflitto fra due Italie, fra due visioni del Paese e dello Stato: la Repubblica verticale e la Democrazia orizzontale.

Ed alla realizzazione della Repubblica verticale sono stati e sono tuttora interessati tutti i gruppi di potere e le lobby, tanto quelle legali quanto quelle criminali, che hanno condizionato e condizionano la storia del nostro Paese, così come quel Mondo di Mezzo, quegli uomini-cerniera come Licio Gelli, che nella Repubblica Verticale hanno individuato il modello di Stato ove meglio i loro interessi possono affermarsi.

Quanti sanno davvero cosa significa la riforma Renzi-Boschi-Napolitano?

Quanti conoscono i rischi cui essa espone la nostra democrazia?

I pochi (purtroppo) che hanno accesso a un’informazione non omologata, che sanno documentarsi, che sanno riconoscere le mistificazioni del potere propagandate da stampa e televisioni compiacenti.

Proprio per questo ho scritto anche un libro sull'humus e sui retroscena ove è maturata la controriforma renziana, epilogo, ultimo assalto alla cittadella costituzionale dopo un ventennio di assedio alla Carta dei Diritti. Un libro con il quale ho offerto il mio punto di vista usando come riferimento incontestabile la storia, i fatti. Il punto di vista di chi, avendo fatto il magistrato, pubblico ministero antimafia a Palermo, per venticinque anni, essendosi occupato non solo di mafia militare ma anche e soprattutto dei rapporti mafia-politica-poteri occulti nel nostro Paese, dalla massoneria coperta ai servizi segreti cosiddetti deviati, e così via, ha vissuto in prima persona il lungo assedio alla Costituzione.

Ma un libro non basta. Ed ecco ora un giornale, il nostro giornale che vuole essere il vostro giornale, il giornale dei lettori. Perché questo giornale vuole soprattutto informare. E’ un giornale di Azione Civile scritto non per Azione Civile, non per essere cioè strumento di propaganda autoreferenziale del movimento (ce ne sono fin troppi!), ma per essere uno spazio nuovo e innovativo di discussione, un luogo di partecipazione aperto a tutti coloro i quali condividono le nostre stesse battaglie, a cominciare da quella per il ripristino della Giustizia che infatti ha ispirato il nostro nome.

Giustizia declinata in tutte le sue espressioni. La Giustizia nelle aule di tribunale, perché sia vera e autentica la frase scritta in tutte le aule giudiziarie: la Legge è eguale per tutti.

Ma non solo la Giustizia “giudiziaria”, ma anche e soprattutto la Giustizia sociale, la Giustizia economica, che produca eguaglianza sostanziale, come recita l'art. 3 della Costituzione, ed ancora Giustizia fiscale, e - perché no - Giustizia ambientale. Giustizia in tutte le sue forme ed accezioni. E non una Giustizia qualsiasi, ma una GIUSTIZIA! Una Giustizia col punto esclamativo, gridata e rivendicata perché si affermi in un Paese, in un'Europa ed in un mondo sempre più ingiusti. Ed una Giustizia che, se realizzata, è col punto esclamativo perché portatrice di gioia e di libertà. Perché solo la Giustizia rende liberi e felici, quella felicità a cui tutti gli esseri umani hanno diritto in modo pieno.

Ed abbiamo l'ambizione di occuparci di politica attraverso i vari mondi che attraversiamo quotidianamente, e perciò abbiamo individuato vari “Pianeti” sui quali pubblicare articoli: Pianeta Giustizia, Pianeta Economia, Pianeta Lavoro, Pianeta Esteri, Pianeta Carcere, Pianeta Ambiente, Pianeta Scuola, Pianeta Sanità, perfino Pianeta Sport, e così via. Un obiettivo ambizioso, ma possibile.

Ma per riuscirci, per fare un giornale così, da soli non possiamo farcela. Abbiamo intanto tanti amici di Azione Civile e Giustizia! che ci aiuteranno, come Vauro che ci regalerà alcune vignette, a cominciare da quella che pubblichiamo oggi in apertura del nostro primo numero.

Ed altre testate online, con cui collaboreremo. Ma abbiamo bisogno soprattutto dell’aiuto e della collaborazione di tutti, perché noi abbiamo tante ambizioni, e fra queste quella di realizzare un vero laboratorio di giornalismo partecipativo.

Chiunque può essere un redattore del giornale, basta che ci invii notizie, articoli, immagini, segnalazioni su quanto attiene il tema ampio e variegato della Giustizia.

Noi valuteremo tutto e daremo spazio a tutti, che si tratti di contributi nazionali o di contributi dai territori, laddove si combattono spesso le battaglie più difficili, più sentite, in questo Paese così profondamente ingiusto.

E’ una grande sfida, so bene che non sarà facile. Ma tutti insieme, uniti, possiamo vincerla.

 

Io ci credo, ci conto. E conto su tutti voi. Uno per uno.

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