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Il primo a parlare di un uomo con il volto orribilmente deturpato è stato il confidente Luigi Ilardo nel 1995, infiltrato  dai Carabinieri per la cattura di Provenzano e poi misteriosamente ucciso proprio quando stava per testimoniare anche in merito alle complicità tra uomini delle istituzioni e Cosa nostra. Ilardo riferiva che quest’uomo dello Stato era presente in molti luoghi di omicidi e attentati, da quello del dodicenne nella borgata San Lorenzo di Palermo, a quelli dell'omicidio del poliziotto Nino Agostino e dell'attentato a Giovanni Falcone all'Addaura.

 

Quel volto deturpato viene poi associato all'ex poliziotto Giovanni Aiello dal collaboratore di giustizia Vito Lo Forte (che parla anche di un altro uomo di Stato con cui Faccia di mostro si accompagnava nei loro incontri e in quelli col suo capo famiglia Gaetano Scotto). Poi c'è il riconoscimento del padre di Nino, Vincenzo Agostino. Ma i coinvolgimenti di Faccia di mostro non finiscono qui. Anche le procure di Palermo impegnate nel Processo sulla trattativa Stato – mafia e quella di Caltanissetta   sulle stragi via D'Amelio e di Capaci sono interessate a questa presenza costante. Non si tratta solo di una presenza inquietante, di lui si parla anche come esecutore. Secondo le dichiarazioni del pentito Lo Giudice, Aiello avrebbe preparato personalmente l'ordigno per via D'Amelio e avrebbe anche agito per provocarne l'esplosione premendo il pulsante. Nel 2007 la Direzione Nazionale Antimafia di Palermo invia alla Procura un primo atto per aprire le indagini sulla figura di “Faccia di mostro” ma non se ne trova traccia. Lo stesso Lo Giudice manda due buste contenenti le foto di questo 007 alla super procura romana, ma arrivano solo fogli bianchi.

Ma c'è di più, il magistrato Donadio aveva lavorato all'indagine top secret su Faccia di mostro e sulla misteriosa donna bionda, Antonella, addestrata militarmente  e parte dell'organizzazione Gladio, ma la fuga di notizie relative all'indagine e i documenti scomparsi avevano reso impossibile la prosecuzione del lavoro svolto per ben sei anni. Lo stesso Donadio era stato colpito da un provvedimento disciplinare da parte del Csm, in cui lo si accusava di aver svolto indagini parallele che avevano messo a rischio il lavoro delle procure.

Di cosa si occupava Donadio? Di interferenze para-istituzionali sulle stragi che avevano portato alla morte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Le deposizioni di questo magistrato, raccolte in un verbale ora depositato agli atti del processo Borsellino Quater di Caltanissetta, non sono state ritenute attendibili dai pm nisseni.

Eppure Donadio, negli ultimi anni, aveva provato a coinvolgere tutte le procure possibili per sollecitare attenzione verso Aiello individuato come killer di Stato e l'organizzazione terroristica che avrebbe collaborato con Cosa nostra in tutto il periodo delle stragi.

Rimane soltanto la voce dell'avvocato Fabio Repici, parte civile per Salvatore Borsellino al Quater, che ha chiesto di convocare in aula  anche Donadio oltre ad Aiello.

Intanto l’ex poliziotto, al processo, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Queste le sue parole: “Le chiedo scusa Presidente. Intendo rispondere che mi avvalgo, essendo estraneo per questi fatti, quindi per l'ennesima volta mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Dunque Aiello tace  perché si dichiara estraneo ai fatti, nonostante il riconoscimento di Vincenzo Agostino, le foto scomparse ma viste da Donadio, e le molte testimonianze raccolte in tutti questi anni. Che cosa spinge a mettere a tacere ogni voce che coinvolga questo ex poliziotto? L'impressione è quella di sempre. Ci si sente davanti alla punta di un iceberg contro il quale, però, tutto inesorabilmente sempre si arresta.

 

 

Enza Galluccio, autrice di testi sulle relazioni tra poteri forti e criminalità organizzata.

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