La questione della “maternità surrogata” è esplosa in maniera improvvisa a margine delle discussioni sulle unioni civili. C’è chi la difende come Umberto Veronesi, Chiara Saraceno e Dacia Maraini e c’è chi la demonizza. Anche nel campo femminista e di sinistra le posizioni sono confuse e a volte opposte.
C’è chi parla di “utero in affitto” senza accorgersi che con questa definizione non si denigra tanto chi in alcune parti del mondo sfrutta donne per questa pratica ma piuttosto la donna stessa, la vittima stessa che ci mette non solo l’utero ma tutta se stessa, la sua intera umanità, la sua sofferenza.
La realtà della “maternità surrogata” ha diversi aspetti.
Proviamo ad analizzare la cosa nelle sue parti.

Siamo tutti d’accordo riguardo allo schifo di chi sfrutta la miseria di alcune donne del terzo mondo per usarle come incubatrici.
Ma l’errore e la vergogna sta in questo, non nella maternità surrogata in se stessa che è comunque un modo e un’opportunità ulteriore per dare vita e famiglia a un essere umano.
E non sta nemmeno nel denaro; non è il denaro, il compenso in sé che costituisce lo sfruttamento ma è piuttosto la mancanza di libertà, la costrizione, il ricatto economico, le condizioni simili a quelle dei bambini del terzo mondo costretti a lavorare giornate intere per pochi dollari.
Ci sono paesi occidentali, probabilmente più avanzati del nostro, in cui alcune donne prestano il loro tempo e il loro corpo per permettere di avere un figlio ad altre donne, che magari non hanno l’utero, oppure a coppie omosessuali.
E non lo fanno per soldi, a parte un logico rimborso, visto che dedicano nove mesi della loro vita a questo. Ma senza alcun ricatto economico e all’interno di un libero accordo (e sottolineo libero).
E questo anche perché in questi paesi possono rendersi disponibili per questa pratica solo donne che hanno già figli, famiglia e soprattutto redditi alti.
Inoltre hanno anche il diritto di tenersi il bambino se cambiano idea all’ultimo momento.
E tutto avviene con le massime garanzie e controlli sanitari.
Sono delle vere prestatrici di un servizio sanitario, anche con una grande valenza di umanità.
In questo io non vedo nulla di spregevole come non lo vedo nella fecondazione in vitro, a differenza invece del mercimonio di cui parlavamo prima.
Mi pare che sia chiara ed evidente questa differenza enorme tra i due casi in cui si svolge la stessa cosa.
Poi qualcuno, per suoi motivi religiosi o etici può ritenere contro-natura certe pratiche, come fa Alfano.
E’ un’opinione legittima e quindi questo qualcuno ha diritto di sbraitare e strapparsi le vesti quanto vuole di fronte a questo ma niente di più perché qui si scontra con la libertà personale che è quella di una persona adulta, consapevole che vuole prestare per altri questo “servizio” con tutte le garanzie mediche, in maniera conforme alle leggi, e soprattutto perché sceglie liberamente di farlo secondo la propria coscienza.
Penso sia libera di farlo come, ad esempio, coloro che decidono di andare all’estero per l’eutanasia. Oppure qualcuno pensa che vada loro impedito?
Nessuno la costringe, non è sotto un ricatto economico, non nuoce a nessuno, anzi fa felice una famiglia con cui è d’accordo sulla cosa ed è supportata dalla legge.
Dove sta il problema?
Se il problema è etico, l’etica di qualcuno non può interferire con le scelte personali, e sottolineo libere, di qualcuno a meno che non siano illegali o rechino danno ai diritti altrui.
Condannare la “maternità surrogata” in sé, senza fare i dovuti distinguo e per di più chiamandola spregevolmente “utero in affitto”, assomiglia un po’ a chi si opponeva alla legge sull’aborto chiamandolo spregevolmente “omicidio”, perché allora era possibile farlo solo con pratiche clandestine costose, disumane e spesso letali.
Non a caso questa opposizione arriva soprattutto dai fautori della famiglia tradizionale e da chi si oppone alle unioni civili. La soluzione sta invece – come è stato per l’aborto, e come avviene in altri paesi più civili del nostro – nel limitarla, permettendo l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali e nel contempo nel regolarizzare questa forma di “maternità surrogata” eliminando gli elementi che la rendono una mercificazione del corpo.
E una regolamentazione, una legiferazione, una liberalizzazione su questo tema sarebbe in grado almeno di limitare al minimo questi aspetti negativi.
Gian Luigi Ago (Azione Civile Liguria)

e-max.it: your social media marketing partner

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna