Le settimane passano e i processi incentrati sugli intrecci tra mafia e politica vanno avanti. Per questo è giusto fare una panoramica visto che siamo ad inizio 2016 e di novità ce ne sono parecchie.

Grosse novità sono avvenute nel processo sull’omicidio di Nino Agostino e sua moglie Ida Castelluccio. Nino D’Agostino, il poliziotto facente parte dei servizi; il politiziotto che insieme ad altri riuscì a sventare l’attentato all’Addaura ai danni di Giovanni Falcone. Ucciso il 5 agosto 1989 lo stesso Falcone ebbe a dire: “Devo la vita a questo ragazzo”.

La società e ogni sua complessità si fonda su specifiche fonti conoscitive: le testimonianze. Esse ci permettono di condurre una vita normale garantendoci quelle conoscenze essenziali per compiere ogni nostra azione, dalla soddisfazione di bisogni primari alla consapevolezza della nostra identità. Nessuno dubiterebbe mai della loro attendibilità e necessità.

Ci sono poi testimonianze diverse, molto meno ovvie e garantite, tuttavia unico anello di collegamento con altre verità che a catena si tirano l’un l’altra fino a giungere alla descrizione più o meno dettagliata di una certa situazione, restituendoci quadri storici inquietanti.

È vero, si tratta pur solo di una classifica basata sulla percezione di esperti e piccoli e grandi imprenditori e non su dati economici reali. Del resto in tema di corruzione la stima di quanto si corrompe e di quanto si è corrotti è sempre molto complicata.

Potremo contestare il fatto che abbiamo lo stesso livello di corruttela di Leshoto e Senegal, che la Grecia, Cuba e la Malesia è difficile che siano meno corrotte di noi, ma sappiamo tutti, e non solo sulla base della percezione, ma per quel che vediamo nella vita reale, che se non siamo al 61esimo posto nella classifica 2015 di Transparency non siamo molto lontani. Insomma, è difficile immaginare, conoscendo appena un po’ il mondo, che paesi come Australia, Norvegia o Germania siano più corrotti dell’Italia.

È vero che l’Italia, rispetto alla valutazione dello scorso anno, è salita di qualche posizione, ma questo dipende, con ogni probabilità, al buon lavoro di Raffaele Cantone all’authority.

Eppure ci sarebbe un modo per risalire rapidamente molte posizioni nella classifica dei paesi meno corrotti, in qualche anno: serve una legislazione diversa. La proposta più idonea, in questo senso, è quella scritta da Antonio Ingroia e Franco La Torre (figlio di Pio La Torre) che prevede di estendere il sequestro dei beni di mafia anche ai corrotti. Intaccare il patrimonio è l’unico strumento che può portare a qualche risultato. Ma questo parlamento e questo governo, onestamente, non sembrano avere né la volontà né lo spessore culturale per affrontare il problema. Ci vorrebbe qualche tweet in meno e qualche intervento legislativo (nella direzione giusta) in più. Non è con i pannicelli caldi alla Cantone, un bel nome di sicuro ma costretto a muoversi  in ambiti troppo ristretti, che si risolve il problema. Si può risalire dal 69esimo al 61esimo posto, ma più su di sicuro non si va.

(LottaQuotidiana.it)

Il 9 e 10 gennaio si è svolta a Bologna l’assemblea di PrimalePersone. Da quella due giorni di dibattiti, a cui hanno partecipato e aderito anche Azione Civile e Antonio Ingroia, è nato questo documento che racchiude la sintesi e le proposte che riportiamo sul nostro sito. (la redazione)

Come riportato nella relazione introduttiva, l’incontro di Bologna è stato pensato come un momento di confronto creativo sul come dar vita a un percorso sociale e politico che permetta di uscire dallo stallo della rappresentanza e, di conseguenza, in un drammatico circolo vizioso, dal blocco democratico in cui ci troviamo. 

Mi aspettavo un discorso del nostro Presidente della Repubblica saggio e sopratutto che si mostrasse quanto meno un po’ schifato da una ormai politica dittatoriale che è entrata ovunque e gestisce in maniera assolutamente interessata anche il CSM, quel CSM che oggi più che mai è propaggine di una politica che si basa solo su se stessa mandando a gambe all’aria valori, serietà e sopratutto la democrazia.

Il procuratore di Arezzo  è un esempio di come la giustizia in Italia sia morta, è consulente del Governo, indaga sul Crac di banca Etruria , non importano i cittadini che si sono ritrovati sommersi dal fango della Banca il cui vice presidente all’epoca era il papà di un ministro del governo, come tutti ben sappiamo ed anche la giovane ministro lo sa…ed anche Renzi lo sa, ed anche Mattarella lo sa…eppure nessuno dice nulla..anzi…ANZI!  Basta un’ autocertificazione… Basta??? Non c’è conflitto d’interessi… Così noi sempre più contenti di essere presi in giro.

Di contro cosa succede? succede che Vittorio Teresi, Procuratore aggiunto di Palermo e Nino Di Matteo, si ritrovano abbandonati proprio da uno Stato, quello stesso Stato che invece giustifica azioni di estrema gravità.

La colpa di Teresi, aver espresso dei giudizi e pensieri sui Magistrati che hanno assolto il generale Mori accusato di favoreggiamento per il mancato arresto del Boss Provenzano   un rinvio a giudizio disciplinare, ovvero la fine di una carriera forse che sia uomo scomodo ai poteri del connubio CSM-Politica?

Vittorio Teresi viene praticamente estromesso da un suo delicato lavoro..per aver detto ciò che in un Paese libero sarebbe assolutamente concesso.

Ma l’Italia è un Paese libero solo se sei parte di quel partito in cui ormai tutti si fiondano e che accetta tutti…l’importante è che non si sia coraggiosamente onesti, fa molta paura l’onestà e l’integrità.

Augurare un 2016.. di serenità e giustizia… mi sembra avventato visti i soggetti che hanno in mano le redini del Paese.

Riccarda Balla (free-Italia.net)