“La Corte di Cassazione di Roma, come già la Corte Europea dei diritti dell’uomo due anni fa, non ha certo riconosciuto che Contrada è innocente né tantomeno ha revocato la sentenza di condanna definitiva a cui si è arrivati grazie a una convergenza di elementi solidissimi e accuratamente verificati”.
 
Così l’ex pm Antonio Ingroia, che aggiunge: “Aspettiamo le motivazioni per capire meglio, ma dalla lettura del dispositivo una cosa è certa: la Cassazione si è pronunciata su un mero “incidente di esecuzione”, che non intacca in alcun modo la irrevocabile sentenza di condanna nel cui merito la Suprema Corte non è entrata, limitandosi a prendere atto della pronuncia con cui la Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia a un risarcimento in favore di Contrada.
 
Resta purtroppo l’agitarsi di quanti vogliono strumentalmente usare questa sentenza per rimettere in discussione la condanna definitiva di altri complici della mafia anch’essi condannati con sentenze definitive, a cominciare da Marcello Dell’Utri.
 
Un modo di fare indegno - conclude Ingroia - mentre serve rispetto per la verità e per i tanti morti caduti per la loro intransigenza sotto il piombo mafioso. Uccisi anche dal tradimento dei collusi”.
 

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