Era il 27 aprile 2016 quando il Ministero della Salute inaugurò con gran cassa mediatica la due giorni degli Stati Generali della Ricerca Biomedica, e la Ministro Beatrice Lorenzin, evidentemente presa dall’euforia del momento, annunciò l’assunzione di 20.000 nuovi ricercatori nel Servizio Sanitario Nazionale. Lo strepitoso evento venne trasmesso in diretta streaming ed una Lorenzin in grande spolvero dichiarò che chi fa ricerca talvolta guadagna 800€/mese (lei sì che conosce i problemi dei ricercatori!) e che per fermare la fuga dei cervelli bisogna dare certezza per il futuro portando gli stipendi a 1800-2000€ (sigh!). Il futuro che la Lorenzin prevedeva in quel momento di estasi mediatica aveva la durata di ben 15 anni, con tanto di trattamento economico composto da una parte variabile ed una fissa (come un vero stipendio!) e con contratti di lavoro strutturati su una piramide composta da gradoni di carriera scalabili in base al merito. La piramide avrebbe dovuto essere pronta entro fine anno (2016), giusto in tempo per evitare che il divieto per la pubblica amministrazione di attivare nuovi contratti co.co.co., largamente utilizzati in ricerca, potesse lasciare tutti a casa. Gli scalini di carriera previsti erano tre, di durata variabile in base al merito: 5 anni + 2 (per i più bravi); 3 anni + 2 (per i più bravi); 3 anni. Arrivati in cima i ricercatori avrebbero potuto continuare a fare ricerca (come non è dato saperlo, probabilmente emigrando all’estero) o entrare nel SSN con un ruolo assistenziale. Cioè: dopo 15 anni di brillante carriera (da sommare ai precedenti anni di precariato), valutazioni stringenti e molto competitive, esami ecc.. si sarebbe potuta ottenere la grande concessione di cambiare lavoro, naturalmente tramite concorso e solo per i fortunati che avessero scelto di prendere una specialità (che si paga), piuttosto che prendere un dottorato di ricerca (dove si viene pagati, anche se poco), una genialata insomma, come se si formassero degli ingegneri per poi mandarli a fare i filosofi.
Poiché una piramide, come noto, termina a punta, se nel primo scalino ne potevano entrare 20.000 (laureati, con specialità o con anni di lavoro precario sulle spalle) quanti avrebbero potuto arrivare all’agognata vetta? Facile, dipende dalle esigenze del Sistema Sanitario Nazionale, quello che da anni taglia costi, personale, servizi e risorse e se ne frega della ricerca. In sintesi i migliori che sapranno scalare la piramide potranno ricevere un calcio in culo, ma questi so’ dettagli, l‘importante è parlare e finire in TV.
Così tutti noi ricercatori del SSN fummo invitati, insieme a sindacati, rappresentanti dei precari, giornalisti, personalità di vario genere ecc…. per “condividere” questo meraviglioso progetto. Seguirono diversi incontri a Roma, per partecipare ai quali i precari da 800€/mese si sono pure autotassati, sono state fatte assemblee, proposte, discussioni elaborazioni ecc.. intanto, nessuna parola sullo stato di dissesto degli Istituti di ricerca pubblici, sulla mancanza di finanziamenti, sulle mille criticità di un settore in dismissione. E che caspita! Bisogna premiare il merito e fermare la fuga di cervelli, quello che conta è la piramide! E poi insomma, guardate l’IIT, pubblicazioni, brevetti, start-up e spin-off, in fondo il fatto che si prenda 98 milioni ogni anno per decreto è irrilevante.
Comunque sia a fine 2016 nulla accadde, siamo ormai alla fine del 2017 e della famosa piramide non si parla più, anzi, pare che sia implosa, forse sotto il peso del Fertility day e delle vaccinazioni imposte con la forza. Certamente è un bene che sia implosa, ma nessuno sa quanto siano costati quegli stati generali in termini di denaro e di tempo speso per viaggi a Roma, elaborazioni e discussioni varie. Un po’ di fumo negli occhi insomma utile solo a sperperare un po’ di denaro ed a far parlare di sé. Nel frattempo i precari (circa 3500 in Italia) sono sempre più precari e dal 2016 cercano di capire come superare il blocco dei co.co.co, e tra 15octies, borse di studio, tempi determinati, dottorati e partite IVA (si, proprio quelle, le false partite IVA, perché di questo si tratta) vanno avanti di mese in mese, i più fortunati possono arrivare all’anno, portando avanti le sorti di Istituti di Ricerca, un tempo fiori all’occhiello del SSN, oggi più vecchi nel personale, nei macchinari, nelle strutture e decisamente in dismissione ma con lenta agonia, in modo che a nessuno in particolare possa essere imputata la responsabilità.

Poi ci si chiede come mai tanti giovani emigrino all’estero dove vale, sì, il merito, ma dove le istituzioni mettono a disposizione tutto ciò che è necessario per fare in modo che questo merito sia messo a frutto, che il ricambio generazionale sia garantito, che il lavoro sia reso facile e privo di intoppi burocratici. Altrove gli Stati Generali della Ricerca non servono, perché alle parole si prediligono i fatti.

 
 
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