Azione Civile, movimento fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, dell’Abruzzo esprime solidarietà e sostegno alla troupe Rai aggredita nei giorni scorsi a Pescara. Abbiamo aspettato alcuni giorni per farlo, così da sottrarci alla giostra mediatica e di circostanza. Il contrasto alle mafie, al crimine organizzato, alle zone grigie e nere dei più turpi traffici non ha necessità di questo. Daniele Piervincenzi, che già l’anno scorso lanciò in televisione (dopo l’omicidio Neri, e gli sviluppi investigativi hanno confermato le sue parole) l’allarme su Pescara “zona d’ombra del nostro paese, un hub commerciale del narcotraffico, lì passa eroina, cocaina, passano armi e ci sono famiglie che hanno consolidato il controllo del territorio, alcune anche di origine sinti come abbiamo visto ad Ostia”, è il primo (se si escludono negli anni scorsi Raspa, Pettinari e Di Pillo) che ha avuto il coraggio di andare in quei quartieri. Finora le denunce sulla realtà di Pescara e dell’Abruzzo sono state confinate a poche coraggiose voci indipendenti, poveri di mezzi e di grancasse, e che finora la politica e il grande associazionismo hanno ignorato o quasi. In Abruzzo ci sono clan attivi nel traffico nazionale e internazionale di droga, riciclaggio e reimpiego “di proventi illeciti nell’acquisto di esercizi commerciali, di immobili o in attività di natura usuraria” anche “tramite insospettabili prestanome collegati ai clan campani”, come riporta anche l’ultimo rapporto pubblicato della Direzione Nazionale Antimafia. L’aggressione a Rancitelli, per chi non vuol mentire sapendo di mentire per omertà o convenienza, è un triste deja vu di tanti piccoli e grandi episodi della cronaca abruzzese. Non distante dal “ferro di cavallo” nell’agosto scorso fu pestato davanti ad un bar un ragazzo nigeriano. Un anno fa il Sindacato degli Inquilini denunciò uno stato d’assedio in via Rigopiano/Passo della Portella con gang che “si fanno la guerra per spartirsi il territorio” e “bande di soggetti che girano armati di coltelli e pistole, che spacciano droga, minacciano e picchiano le donne del quartiere che osano ribellarsi”. Occupazioni abusiva di alloggi “presi con la forza e le minacce ai residenti: se non ve ne andate, bruciamo le case”. I residenti, denunciarono gli esponenti del Sunia, vivono “nel terrore” di “gente che si accoltella” e va “in giro armata di pistola, che controlla un giro di prostituzione e pedofilia”. Se la solidarietà di questi giorni, l’indignazione anche sui social è vera, tutto ciò non deve accadere. Si abbia il coraggio di essere tutti Piervincenzi, Chierchini e Timossi, di raccogliere le (poche) vere voci di denuncia e non allineate alla paura. L’Abruzzo isoli, condanni, ripudi una volta per tutte le proprie zone grigie e nere, ogni turpe traffico e ogni componente criminale. E non possiamo non notare i tanti silenzi. Grandi associazioni, pronte a parate, giornate, sfilate per la legalità e la memoria, finora tacciono. Tacciono a sinistra tanti che si risvegliano puntualmente il 9 maggio (povero Peppino Impastato!), tace chi di recente i voti in quei quartieri li ha presi venendo da quel mondo (e qua qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda sulle proprie scelte!). E tacciono anche i nuovi e vecchi che fanno riferimento al ventennio più buio e nero della storia d’Italia. Sempre pronti a strumentalizzare ogni episodio anche minimo, a fomentare venti impetuosi. Chissà, vedendo certi appoggi degli Spada ad Ostia – tanto per fare un esempio – non c’è neanche da stupirsi. Azione Civile Abruzzo
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