Le prossime elezioni regionali ci consegnano già un quadro dai contorni ben precisi. L’Abruzzo il 10 febbraio prossimo vivrà una situazione alquanto particolare, con un quadro politico quasi “oligarchico”. Si fronteggeranno infatti due coalizioni governative nazionali e una coalizione diretta espressione del gruppo di potere che ha governato in questi anni la Regione Abruzzo con D’Alfonso. La composizione delle liste non poteva che risentire di questo quadro anomalo. E così, abbiamo un centrodestra il cui candidato è stato calato da Palazzo Grazioli ed Arcore, oggi alle prese con il caso degli ex esponenti della maggioranza dalfonsiana che cercano nuova collocazione. E dove, sotto nuove bandiere, compaiono esponenti politici dominus sin dalla Prima Repubblica o quasi. E un centrosinistra dove con l’ex renziano Legnini, esponente di spicco del PD nei governi Monti, Letta e Renzi, si ritrovano coloro che hanno animato quello che a Pescara fu definito il “partito dell’acqua”, ex sindaci di centrodestra, una “sinistra” di governo dove nel vastese volano accuse di veti tra ex “compagni di partito” e tanto altro. Un quadro completato dalla presenza di un’organizzazione che fa esplicitamente riferimento al ventennio più buio e nero della storia d’Italia. La campagna elettorale ormai avviata non poteva non risentire di tutto questo. E così, mentre si discute di posti e collocazioni, di tematiche nazionali o presunte tali, di liste bocciate o non bocciate, candidati cambiano all’ultimo lista per non rimanere a casa, rimane fuori tutto quel che non è del Palazzo. Queste elezioni arrivano in un momento particolare, dove si sovrappongono ricorrenze le più diverse. Nel febbraio di 17 anni cicloni giudiziari travolsero le amministrazioni regionali, chietina, pescarese ed altre. Qualche mese fa c’è stato il decennale di Sanitopoli, tra qualche mese avremo il decennale del terremoto aquilano, in questo mese il secondo anniversario della tragedia di Rigopiano e del black out istituzionale con la tremenda nevicata. Dopo il terremoto aquilano il documentario “Colpa nostra” di Giuseppe Caporale e Walter Nanni descrisse il doppio terremoto che ha colpito la nostra Regione. Il secondo era, anzi è, quello della corruzione. E in questi dieci anni abbiamo avuto tante altre inchieste, sul post terremoto, sui palazzi regionali, su rapporti tra politica, istituzioni, settori economici ed altro. Elencarli tutti sarebbe impossibile. In una Regione in cui, almeno dagli Anni Ottanta ad oggi, gruppi criminali mafiosi, camorristi e ndranghetisti hanno preso piede. Le inchieste sulla penetrazione negli appalti del post terremoto sono state diverse, arrivando anche a parlare di caporalato, a Francavilla stavano prendendo piede ndrine vicine a grandi boss calabresi, nel Vastese in poco più di dieci anni diverse inchieste hanno sgominato diverse cosche dedite a traffico stupefacenti, estorsione, riciclaggio ed altro, con collegamenti anche in clan familiari mafiosi romani. E’ cronaca di queste settimane, ultimo caso solo in ordine di tempo, quanto sgominato indagando sulla morte di Alessandro Neri. A livello nazionale hanno suscitato clamore le dichiarazioni sulla camorra di un neo dirigente sportivo. In Abruzzo tutto o quasi tace. Così come tace su tutto il resto che abbiamo appena riportato, e tanto altro. Negli ultimi 15 anni si contano sulle dita di una mano gli interventi della politica sulle presenze criminali in questa Regione: dopo le interrogazioni del senatore Di Lello (Prc) nella legislatura 2006-2008, c’è voluta la legislazione appena finita con l’osservatorio proposto dal consigliere Smargiassi e la legge regionale sugli sgomberi delle case Ater, finite nel mirino del racket e di occupanti abusivi con pesanti precedenti penali, proposta dal consigliere regionale Pettinari (entrambi del Mov 5 Stelle). Per il resto tutto tace. Così come sono passate senza colpo ferire o quasi, anche in questa campagna elettorale, la mega discarica di Bussi e le ombre sulla prima sentenza finite nella cronaca nazionale, altre gravissime situazioni ambientali da Atri al vastese per i rifiuti, le tante inchieste che hanno colpito anche importantissimi dirigenti della nostra Regione. Dieci anni fa Sanitopoli. Dieci anni dopo gli unici ad averne pagato le conseguenze sono stati i cittadini, sempre più alle prese con gli ospedali chiusi e ridimensionati e un servizio sempre più carente. In questa legislatura abbiamo avuto disabili, anche gravi, che hanno visto a rischio servizi scolastici e di assistenza. Di inchiesta in inchiesta, di ritardo in ritardo, di scelte politiche sbagliate in giù, dopo quasi dieci anni L’Aquila attende ancora dopo il devastante asservimento della Giunta Chiodi all'incredibile gestione berlusconiana della mancata ricostruzione. Le inchieste del giornalista Rai Ezio Cerasi, e gli esposti di alcune associazioni, ci raccontano un quadro sulla tragedia di Rigopiano e il dramma neve di due anni fa devastante. L’acqua del Gran Sasso, dove addirittura ora risbuca quasi vent’anni dopo il terzo tunnel, una gestione dell’ambiente e della risorsa acqua, che dovrebbe indignare. L’elenco potrebbe continuare ancora per pagine intere. Ma mentre accade questo la cronaca politica è conquista solo e soltanto da avvenimenti, scelte, scontri, che appaiono tutti interni ad una politica autoreferenziale. Mancano i soggetti sociali, i lavoratori le cui fabbriche continuano a chiudere per scelte speculative degli industriali (ben pochi hanno avuto il coraggio di presentarsi da loro ed ascoltarli), manca ogni alternativa politica che sappia contrastare tutto quello che abbiamo raccontato e regalare un avvenire diverso a questa regione. Eppure questa regione, da L’Aquila all’opposizione alle energie fossili, ha mostrato in questi anni un suo protagonismo dei cittadini e della società civile. Un protagonismo che ha vissuto sicuramente uno dei suoi momenti più alti nella lotta contro le trivelle, dal centro oli ad Ombrina. Ma, a quanto pare, la quasi totalità della politica guarda altrove. Ai comitati d’affari, alle lobby, ai capobastone delle clientele e dei pacchetti di voti. Per questo, con tutto il rispetto per una persona che tanto ha dato e si è speso in queste lotte, la cronaca politica ci racconta una realtà ben diversa da quella di Legnini salvatore della patria su Ombrina (dopo aver votato lo Sblocca Italia e le norme governative che hanno fatto ripartire l’iter dopo una prima vittoria popolare) e di un PD che possa essere discontinuo rispetto a D’Alfonso. Auguriamo di riuscire nel meglio possibile ad Alessandro Lanci. Ma, come abbiamo raccontato in questo nostro documento, questo “centrosinistra” – in queste elezioni “oligarchiche” – sul doppio terremoto abruzzese (come lo definirono Caporale e Nanni), tante altre situazioni non regala speranze sulla rivoluzione democratica e civile, pulita e onesta, nonviolenta e libera di cui – come abbiamo già scritto di recente - l’Abruzzo ha necessità esiziale. Perché non possiamo arrenderci al qualunquismo e alla non partecipazione alla vita democratica e civile, di cui le elezioni sono uno dei momenti più importanti. E quindi, davanti a questo quadro della “politica” abruzzese e alle tante sfide che la realtà ci pone, ribadiamo l’impegno per quella che Azione Civile ha definito una “rivoluzione democratica”. E, in questo sconfortante quadro fornito in queste elezioni dalla “politica” locale, a cercare, sostenere e votare coloro che sono alternativi all’ancien regime dei soliti “politicanti”, che possono rappresentare un’alternativa onesta, pulita, libera. AZIONE CIVILE ABRUZZO Azione Civile Abruzzo
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