Fermiamo la corruzione, sosteniamo la proposta di legge "La Torre bis"

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È vero, si tratta pur solo di una classifica basata sulla percezione di esperti e piccoli e grandi imprenditori e non su dati economici reali. Del resto in tema di corruzione la stima di quanto si corrompe e di quanto si è corrotti è sempre molto complicata.

Potremo contestare il fatto che abbiamo lo stesso livello di corruttela di Leshoto e Senegal, che la Grecia, Cuba e la Malesia è difficile che siano meno corrotte di noi, ma sappiamo tutti, e non solo sulla base della percezione, ma per quel che vediamo nella vita reale, che se non siamo al 61esimo posto nella classifica 2015 di Transparency non siamo molto lontani. Insomma, è difficile immaginare, conoscendo appena un po’ il mondo, che paesi come Australia, Norvegia o Germania siano più corrotti dell’Italia.

È vero che l’Italia, rispetto alla valutazione dello scorso anno, è salita di qualche posizione, ma questo dipende, con ogni probabilità, al buon lavoro di Raffaele Cantone all’authority.

Eppure ci sarebbe un modo per risalire rapidamente molte posizioni nella classifica dei paesi meno corrotti, in qualche anno: serve una legislazione diversa. La proposta più idonea, in questo senso, è quella scritta da Antonio Ingroia e Franco La Torre (figlio di Pio La Torre) che prevede di estendere il sequestro dei beni di mafia anche ai corrotti. Intaccare il patrimonio è l’unico strumento che può portare a qualche risultato. Ma questo parlamento e questo governo, onestamente, non sembrano avere né la volontà né lo spessore culturale per affrontare il problema. Ci vorrebbe qualche tweet in meno e qualche intervento legislativo (nella direzione giusta) in più. Non è con i pannicelli caldi alla Cantone, un bel nome di sicuro ma costretto a muoversi  in ambiti troppo ristretti, che si risolve il problema. Si può risalire dal 69esimo al 61esimo posto, ma più su di sicuro non si va.

(LottaQuotidiana.it)

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