Fermiamo la corruzione, sosteniamo la proposta di legge "La Torre bis"

 Firma qui

Twitter

Articolo pubblicato su Antimafia 2000

http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/61869-veleni-contro-la-verita.html

Continuano gli attacchi nei confronti dei familiari di Attilio Manca 
di Lorenzo Baldo
“Cara mamma, ho imparato che chi si ostina a fare del male, prima o dopo, gli ritorna indietro come un boomerang. Il giardino è pieno di veleni e le piante bruciate dal diserbante? Non importa, abbiamo una cosa che non possono intaccare, la nostra anima. Avanti a testa alta e con la schiena dritta”. E' Luca Manca a scrivere oggi queste parole sulla sua bacheca di facebook.

Da più di 10 giorni nel giardino della casa dei genitori di Attilio Manca qualcuno getta veleni che uccidono le piante e minano seriamente la salute psicofisica di Gino e Angelina. Lo scorso 20 agosto la madre del giovane urologo trovato morto in circostanze alquanto misteriose nel 2004 ha iniziato a denunciare questi atti attraverso la propria pagina dell'omonimo social network. “Le mie battaglie quotidiane stanno dando fastidio – ha scritto –, dopo i veleni sulle piante sono ricominciati quelli dalla finestra del bagno con un odore acre e irritante per la gola e per gli occhi”. “Avevano smesso anni fa quando ho chiamato i vigili del fuoco e ci avevano detto di lasciare la nostra casa –  ha sottolineato Angelina nel suo post – , adesso si ricomincia. Perchè?”. Ma a chi si rivolge Angelina? Chi sono coloro che “avevano smesso” tempo addietro di compiere simili attacchi? A maggio del  2011 erano stati i vigili urbani di Barcellona Pozzo di Gotto – che avevano riscontrato quell'odore acre persistente nel giardino di via Spagnolo – a chiamare i pompieri. Questi ultimi avevano potuto unicamente rilevare la presenza di gas nocivi in casa dei genitori del giovane urologo senza però poter dire con precisione di che tipo di sostanze si trattasse in quanto l’attrezzatura di cui disponevano era in grado di accertarne solamente la tossicità. Certo è che per i malori accusati i coniugi Manca erano corsi più volte al pronto soccorso per problemi respiratori (sensazione di bruciore alla gola, ai bronchi, al naso, labbra gonfie, occhi arrossati e lo stomaco che si stringe in uno spasmo insopportabile). Quella volta Gino e Angelina avevano sporto denuncia contro ignoti. Un paio di mesi dopo un vicino dei Manca aveva visto dal balcone due persone in moto con il volto coperto dal casco mentre gettavano un fumogeno nel giardino dei genitori di Attilio. Ma anche su quell'episodio non si era riusciti a individuare i responsabili. 
La madre di Attilio Manca è una donna indomita che si batte da anni per avere verità e giustizia su quello che a tutti gli effetti appare come un omicidio di mafia e Servizi segreti, ma di fronte allo stillicidio quotidiano che subisce assieme al marito – attraverso questi atti ignobili – è pesantemente sfiancata. “L'accanimento nei nostri riguardi continua – annota ancora Angelina –, io scrivo queste cose in modo che tutti vengano a conoscenza di quello che sta avvenendo. Ma io dalla mia casa non me ne andrò mai!”. Al momento non resta altro che la nuova denuncia contro ignoti depositata qualche giorno fa dai Manca ai Carabinieri della città del Longano. 
La miseria umana di chi si accanisce contro questi due anziani genitori –  già segnati da un dolore indicibile per la perdita di un figlio – rivela un tangibile nervosismo e una forte paura da parte di chi compie simili nefandezze. Probabilmente si tratta della paura di una verità che possa far cadere la maschera di chi è coinvolto nell'omicidio di Attilio Manca, di chi ha coperto la complicità di un amico o di un parente. Una paura strisciante di chi in questi anni è rimasto impunito e adesso teme di essere smascherato. 
Anni fa la grande poetessa Alda Merini scrisse: “La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno”.
L'autore di queste azioni meschine fa bene ad avere paura: per arrivare alla verità è solo una questione di tempo.

Delle primarie del Pd a Napoli, devo dire che ciò che mi ha colpito non è stato tanto la lotta (peraltro già vista) fratricida senza esclusione di colpi e il livello quasi inesistente, di trasparenza e di etica come ci hanno mostrato i media, ma la totale assenza di discussione su temi come il lavoro e i diritti che, a mio avviso, dovrebbero essere all'ordine del giorno per chiunque aspiri a governare la più grande città del Mezzogiorno. 

Invece non si è sentito parlare dai nostri avversari politici di Jobs act, di precariato, né di quello squilibrio oggi sempre più preoccupante tra l'assoluto potere delle aziende sulle condizioni di vita nei luoghi di lavoro e la cancellazione dei diritti più elementari delle lavoratrici e dei lavoratori, che oggi possono essere licenziati, ricattati, demansionati e videosorvegliati in qualsiasi momento senza problemi. Aggiungo, tra l'altro, che porre al centro del dibattito questi temi, avrebbe anche potuto dare l'opportunità all'interno del Pd a qualcuno, anche tra i "Giovani" di differenziarsi dall'ondata neoliberista di Renzi, un'ondata autoritaria che oggi colpisce a morte la democrazia mettendo sotto scacco addirittura la Costituzione oltre che il territorio. Dico questo perché difficilmente uno come me che lavora in fabbrica e milita nel sindacato da anni, potrà mai dimenticare che in un momento cruciale della nostra storia, quando l'Olivetti e tante altre realtà produttive del nostro paese misero in cassa integrazione migliaia di operai, fu Pietro Ingrao a scendere in campo con un articolo straordinario dal titolo Le persone e gli esuberi, affermando che noi operai, lavoratori, non potevamo essere ridotti, a numeri, a una merce come tante altre del mondo capitalistico. In questa maniera il grande leader del Pci dava anche una lezione di grande indipendenza e di autonomia a chi nel suo partito già da tempo sembrava fagocitato dalle sirene del neoliberismo più selvaggio. 

Ora a Napoli, il discorso di Ingrao, è quanto di più attuale si possa immaginare, perché la situazione sul piano occupazionale e dei diritti, sta diventando sempre più grave e drammatica. E non parlo solo delle migliaia di lavoratori metalmeccanici di aziende importanti tuttora in Cassa Integrazione ma di tutto quell'indotto che senza un piano strategico che coinvolga istituzioni, aziende e sindacati, non ha futuro. Mi riferisco invece a ciò che è accaduto negli ultimi giorni qui a Napoli, in due realtà dei Call center: Almaviva e Gepin. In queste due aziende, sono a rischio oltre seicento posti di lavoro. Per Almaviva si tratta addirittura del licenziamento di circa la metà dei lavoratori (400). E non mi risulta che di fronte a una situazione così grave una qualche Valente o un qualche Lettieri di turno abbiano mosso un dito. So solo che l'unico che ha portato a questi lavoratori un'attiva solidarietà è stato Luigi de Magistris che continua a premere nei confronti del governo, come del resto i sindacati, perché in questa vertenza intervenga e vi sia una svolta positiva per l'occupazione al Sud. Aggiungo che per migliaia di lavoratori con gli ammortizzatori sociali in scadenza il rischio vero è la fuoriuscita definitiva dal mondo del lavoro! Per questo, io sono convinto che i temi del lavoro, delle politiche sociali e dei referendum devono essere sempre più al centro delle nostre iniziative in questa campagna elettorale che si presenta difficile soprattutto laddove per anni il governo ha brillato per la sua assenza.

A Napoli io credo che il precariato sia diventato una malattia endemica per le sciagurate politiche prima di Berlusconi e di Monti e poi di Renzi. Dunque se vogliamo combattere senza slogan davvero la criminalità organizzata, dobbiamo sapere che bisogna assolutamente partire da qui, dando certezza oggi, ai lavoratori e alle nuove generazioni una speranza per il futuro. È per questo penso che dovremo far capire a tutti che mai come a Napoli e nel Mezzogiorno è decisivo un Referendum contro il Jobs Act. Questo Referendum, insieme agli altri che ci vedono impegnati in questo periodo, deve rappresentare il punto cruciale della nostra lotta nei confronti del governo Renzi e di tanti suoi sostenitori che hanno dimenticato Ingrao e stanno cancellando anni di conquiste e di lotte del movimento operaio italiano. Noi che non abbiamo dimenticato Ingrao, sappiamo ora come prima da che parte stare.

                   http://www.huffingtonpost.it/

Operaio metalmeccanico, Alfa Lancia di Pomigliano d’Arco

 

Che la morte di Attilio Manca fosse un caso tutt’altro che chiuso era evidente. Lo raccontavano i fatti, le prove, gli elementi colpevolmente trascurati dalla procura di Viterbo, che ha svolto le indagini con imbarazzante sciatteria, arrivando alla frettolosa e inverosimile conclusione che si sarebbe trattato di un banale suicidio per overdose.
Ora, però, a imporre una nuova svolta sono arrivate le dichiarazioni di Carmelo D’Amico, ex capo militare della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, oggi collaboratore di giustizia, secondo cui dietro l’intera vicenda, legata all’intervento alla prostata cui si sottopose a Marsiglia Bernardo Provenzano nel 2003, ci sarebbero i servizi segreti. Ma andiamo con ordine.

È vero, si tratta pur solo di una classifica basata sulla percezione di esperti e piccoli e grandi imprenditori e non su dati economici reali. Del resto in tema di corruzione la stima di quanto si corrompe e di quanto si è corrotti è sempre molto complicata.

Potremo contestare il fatto che abbiamo lo stesso livello di corruttela di Leshoto e Senegal, che la Grecia, Cuba e la Malesia è difficile che siano meno corrotte di noi, ma sappiamo tutti, e non solo sulla base della percezione, ma per quel che vediamo nella vita reale, che se non siamo al 61esimo posto nella classifica 2015 di Transparency non siamo molto lontani. Insomma, è difficile immaginare, conoscendo appena un po’ il mondo, che paesi come Australia, Norvegia o Germania siano più corrotti dell’Italia.

Come ogni anno, anche il 2016 si è aperto per la malandata giustizia italiana con il consueto rituale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Cerimonia tanto solenne quanto sostanzialmente inutile, in cui la magistratura immancabilmente denuncia lo stato di profonda crisi in cui si dibatte il sistema, fiaccato dai tagli, dalla mancanza di fondi e di personale, da leggi e procedure che sembrano fatte apposta per ostacolare il lavoro dei magistrati, e la politica approfitta della vetrina per fare bella presenza, prendendo impegni che già sa di non mantenere e non lasciandosi sfuggire, all’occorrenza, l’occasione per qualche dichiarazione ad effetto, talvolta intimidatoria, magari con un chiaro avvertimento ai giudici perché non esagerino con certe inchieste, talaltra puramente propagandistica, giusto per strappare qualche titolo sui giornali.
Tra le tante cose lette o ascoltate quest’anno, ho trovato quanto mai singolare la dichiarazione del Guardasigilli Andrea Orlando, secondo cui la politica è stata troppo timida nei confronti dei magistrati. Il riferimento era al caso Saguto, con tutte le gravissime distorsioni che ha evidenziato, dove semmai è stata la magistratura è essere timida e inerte per non aver saputo fare prima pulizia al suo interno.