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“La decisione assunta sotto il precedente governo di togliere la scorta ad Antonio Ingroia lascia senza parole per la sua gravità, per la sua assoluta infondatezza e per la tempistica a dir poco sospetta”. Così in una nota Azione Civile. “Si vuole far credere che il pericolo sia passato solo perché Ingroia non è più magistrato, come se la sua lunga storia di pm a Palermo non dicesse abbastanza: oltre 30 anni in prima linea nella lotta alla mafia, istruendo processi che hanno portato a condanne importanti, di boss mafiosi e di uomini dello Stato collusi con quei boss. E guarda caso la decisione è arrivata appena due settimane dopo la sentenza sul processo trattativa Stato-mafia, indagine avviata proprio da Ingroia e che molti fili scoperti ha toccato. Una coincidenza? Difficile crederlo. Ed è difficile credere anche che i vertici del Ministero davvero possano ritenere Ingroia non più a rischio, visto che basta conoscere un minimo la mafia per sapere che Cosa nostra non dimentica. Il nuovo governo rimedi perciò quanto prima alla sconcertante decisione presa a maggio e attribuisca di nuovo ad Antonio Ingroia una scorta che ne garantisca la sicurezza. Uno Stato degno di tale nome protegge chi lo ha servito, non lo abbandona alle ritorsioni dei poteri criminali. La storia – conclude la nota – dovrebbe insegnare qualcosa”.
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