Vi porto innanzi tutto i saluti del presidente del nostro movimento, Antonio Ingroia che in questo momento è all’estero e non è riuscito a intervenire personalmente.

 

Poi voglio ringraziare il professor Maddalena per l’invito alla nostra organizzazione e complimentarmi per l’alto livello della discussione che si innesta in un momento molto particolare della vita politica.

 

I cittadini, col voto del 4 dicembre, hanno deciso di riprendersi una sovranità che un po’ alla volta, lentamente, stavano sottraendo con leggi elettorali incostituzionali alla collettività. Per il Senato questo è già avvenuto grazie all’intervento della Corte Costituzionale. Per la Camera bisognerà aspettare solo un paio di giorni. E’ chiaro che la legge elettorale che ha portato in Parlamento una classe dirigente di nominati, non eletti dal popolo, sulla base di liste bloccate che sono risultate estranee al perimetro della nostra Carta Costituzionale, si è innestata in un quadro ben preciso, quello del neoliberismo strisciante, ben spiegato nella relazione del professor Maddalena in apertura dei lavori. Noi condividiamo quella tesi. Pensiamo, allo stesso modo che la privatizzazione dei beni e dei servizi e la creazione di denaro dal nulla avessero bisogno di una classe dirigente dalle mani libere, senza il controllo dei cittadini. Per questo la legge elettorale tutto faceva tranne che rendere il voto libero, uguale e segreto.

 

I cittadini, dunque, hanno deciso di riprendersi la sovranità. E lo hanno fatto in maniera schiacciante, ma non basta. Manca ancora una cultura condivisa delle libertà e del rispetto della Costituzione che nelle ultime legislature è stata svuotata di ogni significato. Occorre riempirla di contenuti per poterla attuare. Ma occorre anche emendarla dai ripetuti attacchi degli ultimi anni, a partire dalla nuova formulazione dell’articolo 81, riconosciuto implicitamente anticostituzionale dalla sentenza 275 della Corte Costituzionale del 19 ottobre scorso, in cui la spesa per lo stato sociale è considerata prevalente al pareggio di bilancio. Cioè, detto in soldoni, all’interno della nostra Carta vengono indicati una serie di obblighi dello stato che devono essere adempiuti a ogni costo, anche a costo di indebitarsi.

 

Il ragionamento è complesso. Il professor Maddalena ha dedicato a questo tema sia una buona parte della sua relazione chee i documenti che ci hanno accompagnato a questo appuntamento. Mi riferisco alla revisione del Titolo Terzo della Costituzione. Ma non basta. Alcuni articoli, che non fanno parte del Titolo Terzo,  continuano a non essere rispettati. Ne cito uno solo per mancanza di tempo: l’articolo 11. L’Italia ripudia la guerra. In quell’articolo c’è scritto che l’Italia le guerre di invasione non le deve fare, e non può chiamarle missioni di pace solo per aggirare la Carta.

 

Che fare? Il problema è essenzialmente culturale. Quando ero bambino, i miei genitori mi iscrissero a una scuola elementare privata cattolica. Parliamo della prima metà degli anni 70. Ebbene, la mia formazione civica è nata in quella scuola, con l’insegnate che dopo la preghiera del mattino ci faceva imparare a memoria “Bella Ciao” e ci parlava della Resistenza. Già, perché “Bella Ciao” era un canto condiviso e i valori della Liberazione erano di tutti perché tutte le forze politiche, compresi i cattolici avevano contribuito a liberare il Paese e a scrivere la Costituzione che da quella Liberazione era derivata.

 

Divenne naturale per me, bambino, considerare quella canzone e quegli eventi come base del patrimonio culturale che poi avrei accresciuto nel corso degli anni con gli studi e con la mia partecipazione e la mia militanza attiva nella società sia in politica che nel volontariato.

 

Non sono nostalgico, ma acquisire alla nostra coscienza, sin da bambini, un’unica certezza, quella della consapevolezza che la Carta ci impone la libertà per legge, dovrebbe spingerci a muoverci nel nostro agire quotidiano, sia privato che pubblico, nella direzione di rendere tutti i cittadini in grado di accedere a quelle libertà.

 

Per questo il movimento che è nato a difesa della Costituzione e che ha deciso di continuare a lavorare per la sua attuazione, a cominciare da questa iniziativa del professor Maddalena e da quella di ieri del Cdc presieduto dal professor Pace, deve continuare con nuove iniziative.

 

Ne vedo due nell’immediato. La prima di tipo seminariale. Il presidente di Azione Civile Antonio Ingroia e il costituzionalista Alberto Lucarelli hanno lanciato un appello per l’organizzazione tra qualche settimana degli Stati Generali per l’attuazione della Costituzione. Un momento di scambio di idee che, come questo, possa approfondire i temi della Carta aggirati e svuotati da governi e parlamenti in questi ultimi anni e farne una sorta di programma  politico su cui possano convergere tutte le forze realmente democratiche.

 

La seconda iniziativa è una organizzazione capillare, e in questo senso i comitati locali per il No possono essere decisivi e centrali, per vincere i referendum sul lavoro della prossima primavera. La deregulation sul lavoro, che parte da lontano, è sfociata nel peggiore degli strumenti, i voucher. Bisogna agire perché vi sia una consapevolezza prima di tutto culturale del valore dei diritti e della dignità del lavoro. Esattamente come ci ricorda la nostra Costituzione a partire dall’articolo 1.

Vi ringrazio per l’attenzione

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