Nel presentare quest´area tematica,  vorremmo partire da un concetto che sta alla base dei complessi processi che stanno coinvolgendo  la popolazione a livello planetario durante l´ultimo secolo, la “globalizzazione”.
 
Da WIKIPEDIA : “ La globalizzazione è un processo d'interdipendenze economichesocialiculturalipolitiche tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, tendendo ad uniformare il commercio, le culture, i costumi e il pensiero.
“ Il termine "globalizzazione" (nuova coniazione), è stato utilizzato dagli economisti per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e aziende multinazionali. Il fenomeno, invece, va inquadrato anche nel contesto delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno avuto una sensibile accelerazione…”
Il fenomeno della “globalizzazione” è la dimostrazione lampante di come l´economia e la logica del profitto, tipica del liberismo,  governino la politica e NON viceversa, come, invece, dovrebbe essere per concorrere al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione mondiale.
 
Per chi si fosse illuso che il nostro secolo sarebbe stato testimone della “globalizzazione dei diritti “, ha dovuto, amaramente, constatare esattamente l´opposto. Un esempio è la portata dei flussi di Profughi e Migranti provenienti dal Nord Africa, da Paesi del bacino del Mediterraneo, oltre che degli “hispanos” che premono sulle frontiere USA,  determinati dalle politiche spregiudicate che hanno causato guerre, povertá, devastazione ambientale,  nella cornice drammatica del paventato “Cambio Climatico” ormai irreversibile (?).
 
Come riporta l´Enciclopedia  Treccani “…dati gli squilibri e le forti differenze (economiche, tecnologiche, culturali, politiche) esistenti tra i diversi paesi, nonché la presenza di condizioni di mercato assai lontane da quelle di concorrenza perfetta postulate dai modelli tradizionali, gli eventuali effetti positivi dei processi di globalizzazione non si distribuiscono in modo uniforme: in particolare, per i paesi in via di sviluppo,  tali processi possono comportare conseguenze anche molto sfavorevoli, mentre negli stessi paesi sviluppati si verifica un contrasto tra i settori sociali che traggono vantaggio dai processi di globalizzazione e quelli che invece ne sono danneggiati (per es., i lavoratori impegnati in attività produttive che vengono trasferite all’estero)”.
 
Sul piano sociale e culturale, uno degli aspetti piú eclatanti connessi con essa connessi,  è  che l´abbattimento delle barriere fra gli Stati, ha favorito il fenomeno migratorio e la libera circolazione delle persone. La presenza di grosse comunitá di immigrati che hanno trovato lavoro, si sono inseriti nel tessuto socio-economico dei Paesi d´accoglienza, alimenta il desiderio di connazionali di raggiungere i propri familiari o amici per realizzare il legittimo desiderio di miglioramento delle proprie condizioni di vita che, nella quasi totalitá dei casi, sono caratterizzate da guerre, carestie, devastazione ambientale.
 
Al momento attuale, assistiamo ad un esodo biblico verso l´Europa che puó essere definito come la piú grande fuga, dopo quella dal nazifascismo dell´ultima guerra mondiale,  con i suoi 50 milioni di persone tra profughi, richiedenti asilo, rifugiati dalla nascita della UE, come afferma Barbara Spinelli.
 
Di fronte a tutto ció, gli Stati Europei e mondiali, stanno  dimostrando profonda incapacitá di “gestire” i flussi migratori, ricorrendo,  in alcuni casi a chiusura delle frontiere con l´innalzamento di nuove barriere con  muri e filo spinato. Piuttosto che accoglienza ed integrazione, si ricorre a respingimenti e blocco delle frontiere, facendo naufragare miseramente il sogno della convivenza pacifica tra i popoli. Movimenti xenofobi e razzisti  strumentalizzano il “migrante” fatto passare per la causa di tutti i mali dei Paesi ricchi.
 
Sono fenomeni assai preoccupanti che gettano ombre nere sul futuro del mondo che sta vivendo un nuovo Medio Evo e allontanano gli Stati dalla “gestione” del fenomeno migratorio che, al contrario, offrirebbe  opportunitá di crescita, progresso e sviluppo. 
 
Noi  crediamo che parlare di accoglienza, di  solidarietá,  di integrazione,  di estensione delle tutele ai migranti e profughi, per garantire loro vita, lavoro e dignitá, non sia  “buonismo”, ma profondo rispetto per ogni essere umano, a prescindere dalla nazionalitá, dalla religione, dall´orientamento sessuale, dal colore della pelle.
La questione “profughi” (dal lat. profŭgu(m), deriv. di profugĕre 'cercare scampo') andrebbe  affrontata e gestita in termini realistici  e di opportunitá, piuttosto che con la finalitá di acquisire consenso. Occorre analizzare le conseguenze di ogni scelta politica nella gestione dei flussi migratori e chiedersi quale sia l´utilitá e la conseguenza dei respingimenti.  Come afferma G. Viale, continuare cosí  “ Non farebbe che moltiplicare sia i fronti di guerra fuori e dentro i confini dell’Europa, sia nuove e più consistenti migrazioni…”oltre che “un irrigidimento autoritario e razzista di tutti i governi dell’Unione Europea.”
 
L´unica soluzione è quella di  ribaltare completamente la prospettiva e considerare i flussi migratori un´opportunitá. Infatti, visto che, secondo dati ISTAT di giugno 2015,  la nostra popolazione invecchia ed è a crescita zero, come in molti altri Paesi dell´Unione, i migranti contribuiranno al pagamento delle nostre pensioni.  Dati del  Dossier Caritas /Migrantes “Migranti attori di sviluppo” del giugno  2015, dicono che essi producomo l´8,8 % del nostro PIL, pari a 123 MLD di euro. 
 
È ovvio che per gestire i flussi migratori, i Paesi della UE dovrebbero attuare in toto la normativa vigente, mettere in atto politiche sociali ed economiche adeguate per gestire il disagio sociale della  popolazione straniera e italiana piombata nella povertá a causa della perdita del lavoro,  determinato, a sua volta, dalle politiche liberiste in atto.
Occorre un´apertura culturale, la predisposizione a considerare la diversitá un´opportunitá di ampliamento dei propri orizzonti. Cosa  tutt´altro che facile anche a causa dei mezzi d´informazione che demonizzano l´Islam.
Esistono esempi assai posititvi di integrazione. Riace, un paesino della costa calabra, denominato dal suo sindaco Domenico Lucano, “Patria dei profughi”, grazie all´apertura ai migranti ha realizzato un magnifico esempio di ripopolazione di un territorio abbandonato dai suoi abitanti . Altro esempio è Sutera, provincia di Caltanissetta, ripopolato dai migranti. Per finire con Lampedusa, ancora una volta sulle pagine di tutti i giornali per essere stata protagonista, insieme al suo medico Pietro Bartolo, del film di Gianfranco Rosi ”Fuocoammare”, vincitore dell´Orso d´oro al festival di Berlino.
Le soluzioni ci sono se c´è la volontá di trovarle, a livello locale e generale. Un grande piano per il lavoro dovrebbe essere inserito nel panorama della conversione ecologica dell´economia che includa settori come agricoltura , energie rinnovabili, edilizia, riassetto del territorio.
Cosí facendo si potrebbe prevedere il rilancio dell´Africa e dei Paesi Arabi che possedendo la fonte piú potente per la produzione di energia, il sole, potrebbero “restare a casa loro”, senza essere costretti a fuggire. Un simile piano contribuirebbe a bloccare il traffico d´armi, portare la pace, realizzare l´integrazione . “Il Mediterraneo rappresenta un ambiente ideale per la produzione di energia solare…esiste un potenziale…equivalente a decine di volte la produzione mondiale di petrolio”, come ha ricordato il premio Nobel C.Rubbia.  
La sola prospettiva che resta all´umanitá, sta nel rapido e radicale cambio del modello di sviluppo economico attuale insieme ad un altrettanto modello culturale di societá aperta, inclusiva, interculturale.
L´Area PROFUGHI, MIGRANTI , INTEGRAZIONE è uno spazio per dibattere le questioni su-esposte, affrontando il tema in maniera propositiva e costruttiva, comprendendo che NON esiste altro modo di considerare il MIGRANTE che come un´OPPORTUNITÁ . L´area è aperta ai contributi di tutti coloro i quali vogliano partecipare al dibattito, proponendo spunti,  per la crescita umana, culturale,  NON solo economica dell´Europa e del Mondo. 
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