Fermiamo la corruzione, sosteniamo la proposta di legge "La Torre bis"

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Sono trascorsi esattamente 365 giorni dalla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore dell´Universitá di Cambridge morto, dopo avere subito torture di una crudeltá indicibile, per la sola ragione di  essersi occupato di lavoro e sindacato.
365 giorni in cui c´è stata un´immensa mobilitazione per aggiungere, poco a poco, qualche tessera al mosaico della veritá. Le trattative con il Cairo non sono certo state facili. Oggi si dispone di un video in cui  Giulio mostra tutta la sua purezza e sinceritá nel respingere le richieste del sindacalista degli ambulanti che gli chiede denaro per curare il cancro della moglie e Giulio spiega che i soldi di cui lui parla, non gli appartengono, e che possono essere usati per aiutare il sindacato. Giulio chiede idee. Firma la sua condanna.  
Ecco che, ancora oggi, ci chiediamo come sia stato possibile che un giovane onesto, pulito e “ingenuo”, sia stato incaricato di realizzare una ricerca tanto delicata in un Paese insidiosissimo come l´Egitto di Al-Sisi.
Sapeva che “Secondo Amnesty International la sua presidenza ha segnato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto” ?
Sapeva che secondo Associated Press nel 2014, ci furono 16.000 arresti tra gli oppositori e tra questi i sostenitori del Presidente Morsi,  democraticamente eletto ?
Sapeva che  “stupri, torture e arresti arbitrari sono stati all'ordine del giorno nel Paese..… nella repressione di ogni attività definita come "sovversiva" dal governo”.
Sapeva delle condanne a morte senza processo , dei processi sommari, delle detenzioni arbitrarie, delle raffinatissime torture praticate a chi potesse anche minimamente essere sospettato di essere una spia ?
Sapeva degli spietati servizi segreti deviati che sono stati, forse, gli artefici del suo martirio ?
Sicuramente, non lo sapeva. Ma chiunque abbia una minima conoscenza dell´Egitto ne è cosciente. Ancora oggi, come un anno fa, ci chiediamo, come sia potuto accadere che i  due docenti egiziani di riferimento di Giulio, quella dell´Universitá di Cambridge, Maha Abdelrahman e Rabab El Mahdi di Cairo University, non l´abbiano messo in guardia dai pericoli che la sua ricerca avrebbe comportato lasciando che il ragazzo frequentasse riunioni sindacali in cui si progettavano scioperi. Attivitá assolutamente legittime per uno studente occidentale, ma pericolosissime in quel Paese, come , purtroppo , i fatti hanno dimostrato. 
Sprovvisto di un semplice gps che avrebbe consentito di essere localizzato, è stato mandato al massacro.
Azione Civile, oggi come un anno fa, quando tra i primi  denunció e intuí quanto stava accadendo, aderisce alla manifestazione di Amnesty International, chiede con forza alla politica che si faccia completamente luce su questo caso, che si trovino i responsabili e che si scoperchi il vaso di Pandora per conoscere segreti e responsabilitá di Cambridge e Cairo University.
 
Azione Civile - Area Profughi, Migranti, Integrazione
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