Fermiamo la corruzione, sosteniamo la proposta di legge "La Torre bis"

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Difficile trovare parole che possano anche solo lontanamente descrivere la rabbia e l'indignazione che proviamo per quanto è atroce ciò che è avvenuto

Emmanuel Chidi Namdi, un nigeriano arrivato recentemente a Fermo, nelle Marche, è stato vittima di un vile atto razzista accaduto il 5 luglio scorso. É stato ucciso solo per avere difeso la moglie Chimiary dalle offese razziste di un assassino accecato dall´ odio e dall´intolleranza alimentato da certa classe politica in cerca di facili consensi.

Due persone, Emmanuel e Chimiary, che fuggono dal loro paese, la Nigeria, per sottrarsi ai massacri di Boko Haram, attraversano la Libia ed il Mediterraneo, subendo percosse, angherie e soprusi tanto da perdere il figlio che doveva nascere loro. Arrivano salvi in Sicilia dopo che i terroristi avevano ucciso la figlia di due anni e devastato il loro villaggio.

Emmanuel Chidi Namdi era ospite del seminario arcivescovile di Fermo, insieme alla sua compagna Chimiary, da otto mesi, nel progetto di accoglienza gestito dalla Fondazione “Caritas in veritate” di don Vinicio Albanesi.

Un romanzo la loro vita, una grande storia d'amore che aveva resistito alle violenza e all’orrore. Sempre insieme, sorretti l’uno dall’altra. Nel gennaio scorso era stato don Albanesi ad unirli informalmente in matrimonio, con un rito antico, presso la Chiesa di San marco alle Paludi. Un sogno avveratosi in Italia e non in Nigeria.

Pensavano di essere arrivati in un Paese dove poter trovare un sorriso di solidale umanità, come vorremmo fosse il nostro, e, invece, la vita del giovane si ferma a 36 anni, proprio quando stavano per ottenere il permesso di soggiorno. In quell´attimo, si sono scontrati con una barbarie frutto di anni di populismo e odio razziale al servizio del mantenimento dei posti della politica. Ora, vorremmo non sentire le solite squallide frasi di circostanza, l´ipocrisia della finta commozione nella totale assenza di umanitá. Di fronte ad un episodio che sconvolge le coscienze, auspichiamo un silenzio dignitoso da parte di quella classe politica che farebbe bene ad assumersi le proprie responsabilitá per simili episodi.

La vera grande prova di “umanitá” è venuta dalla giovane Chimiary, che ha dato il consenso per l´espianto degli organi che potranno andare a chiunque, di qualsiasi colore, etnia o credo politico.

A Lei, dolcissima ed indifesa, va la solidarietá e l´affetto di Azione Civile perché possa continuare a vivere senza provare odio o sete di vendetta per gli assassini del suo uomo, perché possa riprendere i suoi studi di medicina. Perché possa guardare all´Italia con occhi clementi. Perché in questo Paese c´è chi le vuol bene. Azione Civile sostiene e sollecita il conferimento immediato della cittadinanza italiana alla giovane nigeriana .

 Azione Civile-Gruppo Profughi Migranti Integrazione

 

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