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“Quannu lampa scampa: quannu trona chiove”, in Sicilia significa che i lampi annunciano il sereno, mentre il sentir tuonare preannuncia la pioggia.

È quanto sta accadendo nel call center Almaviva di Palermo. Il “tuono” è il minacciato trasferimento di 300 lavoratori che potrebbero essere trasferiti da Palermo a Rende, in Calabria.

Al tavolo con il Ministero per lo Sviluppo Economico, l’azienda denuncia un quadro economicamente in peggioramento ed insostenibile, in aggiunta alla chiusura della commessa Enel.

La mancata applicazione dell’art. 24 bis è la causa di tutto ciò, i call-center in Albania, dove il costo del lavoro è notevolmente inferiore, sono passati da circa 400 nel 2014 a oltre 800 nel 2015.

L’azienda si vede costretta ad applicare l’art. 25 comma 4 del contratto nazionale per le telecomunicazioni, quindi si comincia con 300 persone. E poi? I sindacati denunciano tutto ciò come una provocazione e invitano l’azienda a sospendere qualsiasi atto unilaterale e a ripristinare un iter relazionale che porti ad un confronto con Governo, Enel e sindacati per cercare un accordo che scongiuri i licenziamenti, la vera tempesta in arrivo.

Intanto i lavoratori si trovano tra l’incudine e il martello, rifiutare il trasferimento perdendo il lavoro con la certezza di non trovarne un altro oppure accettare, abbandonando la famiglia, con la certezza che lo stipendio mensile basterebbe solo a coprire le spese in un quadro complessivo di crescente incertezza.

 

Azione Civile - Gruppo Lavoro

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